Davide Broccardo

Rumore Bianco e Rumore Rosa: ecco le Differenze

In ambito acustico spesso ci si chiede quale sia la differenza tra rumore bianco e rumore rosa. I sistemi di mascheramento del suono sono spesso descritti come “macchine a rumore bianco” o “sistemi di altoparlanti a rumore rosa”. In realtà, in modo approssimativo, si può affermare che sono una combinazione di entrambi. Il rumore bianco presenta la stessa intensità del suono a tutte le frequenze, mentre il rumore rosa diminuisce di intensità con l’aumentare della frequenza. Questo aspetto è da ritenersi positivo, in quanto le alte frequenze risultano spesso “sibilanti” all’orecchio umano e possono causare disagi o distrazioni nel corso della giornata.

Come abbiamo potuto intuire nel paragrafo precedente, rumore bianco e rumore rosa possiedono ciascuno alcune peculiarità e vengono utilizzati per contrastare l’effetto sonoro che si creerebbe altrimenti in ambienti altamente frequentati o caratterizzati da ampi spazi. Spesso, quindi, si rivela utile utilizzare una loro combinazione piuttosto che optare a soluzioni in cui sia presente soltanto uno dei due a discapito dell’altro.

I sistemi avanzati di mascheramento del suono combinano infatti il rumore bianco e gli spettri rosa in una curva che è stata provata empiricamente, che permette di attutire meglio il rumore indesiderato. Lo spettro viene regolato nel campo in base allo spessore dei pannelli del controsoffitto acustico, che blocca le alte frequenze più facilmente.

I sistemi a rumore bianco

Il rumore bianco, a tutte le frequenze, presenta lo stesso livello di decibel; può essere infatti descritto anche come rumore statico. Proprio questa sua caratteristica, però, può risultare fastidiosa per l’orecchio umano che, per l’appunto, è più sensibile ai suoni con toni elevati. Un rumore a 50dB ma con frequenza di 125 Hz, per esempio, è molto meno fastidioso di un suono sempre degli stessi decibel, ma con frequenza pari a 2000 Hz.

Come dovrebbe essere il rumore bianco?

Generalmente il rumore bianco dovrebbe essere sufficientemente alto da coprire altri suoni indesiderati, sia che si tratti di un’abitazione, sia di uno spazio lavorativo. Questo suo livello minimo non gli consente di essere fastidioso, ma, allo stesso tempo, di prevenire eventuali distrazioni o disturbi provenienti dai suoni presenti nel medesimo ambiente. Nella pratica, quanto appena descritto, si traduce per esempio nell’impostazione del livello del rumore bianco a circa 43-45 dBA (Decibel A, che misurano la variazione dell’intensità sonora a seconda della maggiore sensibilità dell’orecchio umano) negli uffici chiusi e di 45-48 dBA negli uffici aperti. Va comunque precisato che tali livelli possono variare in base alle diverse circostanze che si presentano di volta in volta.
In aree in cui vi sono grossi problemi di rumore, si può alzare il livello fino a 50 dBA; dopo questa soglia, l’effetto comincia a svanire, in quanto anche il rumore bianco diventerebbe di disturbo.

Rumore Rosa e Rumore Bianco: le conclusioni

Nel complesso, il rumore bianco e il rumore rosa sono entrambi spettri di mascheramento del suono usati per coprire i suoni indesiderati. Il rumore bianco è statico, ed è lo stesso a tutte le frequenze – alte e basse. Al contrario, il rumore rosa scende alle alte frequenze in modo tale da non infastidire gli individui presenti in un determinato spazio o ambiente. I sistemi di mascheramento sonoro usano una miscela di questi spettri sulla base del pannello del controsoffitto e di altri fattori nello spazio per determinare cosa è meglio accordare e bilanciare il sistema.

 

Davide Broccardo

Mascheramento del Suono: Come funziona e Come si attua

Di fronte ad un problema acustico come un ufficio rumoroso, spesso la causa principale viene trascurata. Il design e l’architettura degli uffici moderni sono vantaggiosi per le planimetrie aperte e gli spazi di lavoro collaborativi a cui mancano, però, le onnipresenti pareti divisorie, i tappeti e persino i pannelli acustici a soffitto che molti di noi sono abituati a vedere. Di conseguenza, il livello di rumore ambientale all’interno dello spazio può diventare un serio ostacolo per coloro che cercano di lavorare e concentrarsi.
Molti di questi spazi, inoltre, utilizzano anche materiali particolari come vetro e legno che possono creare ulteriori problemi causando il riverbero. Un sistema di mascheramento del suono è una soluzione in grado di alleviare efficacemente i problemi acustici senza compromettere l’estetica di uno spazio. Diventa quindi necessario comprendere i diversi sistemi sul mercato e, più in generale, come funziona il mascheramento sonoro.

 

Come funziona il mascheramento del suono?

Questo sistema consiste nell’alzare il suono di sottofondo ambientale in un’area definita, riempiendola uniformemente con un suono pulito e non intrusivo. Un buon esempio, che permette di capire il principio di questa tecnica, è pensare ad un grande auditorium con due persone in piedi alle estremità opposte. Queste parlano tra loro usando un normale tono di voce e non hanno problemi nell’ascoltarsi e capirsi a vicenda. Ora, immaginando che l’auditorium contenga cinquanta persone, il rumore nell’ambiente si farebbe di certo più intenso: diventa quindi molto più difficile per quei due occupanti originali sentirsi e capirsi. Questo stesso principio si applica all’interno dell’ufficio preso sin dall’inizio come esempio.

Il rumore di fondo di un ufficio tranquillo si aggira intorno ai 40 dB (decibel), mentre il volume normale del parlato è di circa 50 dB. Con le voci che sono tanto più forti in relazione al rumore ambientale, diventa quasi impossibile non ascoltare le conversazioni tra i vari individui presenti, in quanto chiunque a portata d’orecchio può sentire e comprendere le conversazioni, rendendo difficile la concentrazione. Il mascheramento del suono, in questo caso, ha lo scopo di aumentare il volume ambientale a circa 47-48 dB, portando il livello di sottofondo più in linea con quello del parlato. Ciò si traduce in un’intelligibilità ridotta: le altre conversazioni si fondono nel rumore ambientale e non si traducono più in una distrazione.

Come viene costruito un sistema di mascheramento del suono?

Generalmente si usano degli altoparlanti, che sono installati nel plenum (lo spazio sopra il soffitto e sotto il tetto, dove rimangono fuori dalla vista). Riempiono il plenum con un suono che poi filtra attraverso il pannello acustico del soffitto, fornendo una copertura uniforme e ampia. Per gli spazi che rinunciano ai pannelli del controsoffitto e optano per uno stile più esposto, ci sono anche degli altoparlanti decorativi che possono essere installati sul soffitto, sulle pareti o persino sui desktop, abbinandosi all’arredamento e il colore dello spazio.

Per gli spazi a uso misto, sono presenti in commercio alcuni sistemi che hanno la capacità di suddividere l’ambiente in zone e che possono essere controllati indipendentemente l’un dall’altro. Gli altoparlanti presenti nelle aree aperte dell’ufficio possono essere impostati per accendersi e spegnersi in determinati momenti della giornata o alzare o abbassare il loro livello di mascheramento automaticamente in base agli orari di punta. Gli uffici privati, invece, ​​possono essere impostati come zona separata in cui il mascheramento rimane sempre allo stesso livello. Gli altoparlanti utilizzati per la mascheratura possono anche essere impiegati per emettere musica e cercapersone, il tutto controllato da una posizione centrale.

Il range dinamico

La ragione per cui il mascheramento del suono è un modo così efficace per impedire che la voce venga udita troppo chiaramente e per ridurre le distrazioni è il range dinamico, che indica la differenza tra il suono più silenzioso in un’area rispetto a quello più forte. Come è già stato affermato in precedenza, il suono in molti uffici oscilla intorno ai 40 dB, anche se questo dipende in gran parte da altre apparecchiature meccaniche e informatiche in uso. Se qualcuno parla improvvisamente con un tono di 60 dB, si verifica un “salto” di 20 dB, che farebbe sì che la maggior parte dei dipendenti presenti nello spazio venga distratta e, probabilmente, guardi nella direzione di provenienza di quel suono.

Se invece il livello di sfondo è impostato intorno ai 50 dB con un sistema di mascheramento del suono, allora si avrà un salto di soli 10 dB (da 50 dB a 60 dB). Questo range dinamico, quindi, consente di attutire questo repentino salto di volume e, nel caso preso in esempio, di provocare la distrazione di pochissime persone presenti nell’ufficio.

 

 

Tipi di sistemi per il mascheramento del suono

Esistono due tipi principali di sistemi di mascheramento del suono. Questi includono:

  • Sistemi classici di mascheramento del suono: alimentano gli altoparlanti e vengono azionati individualmente. Più altoparlanti possono essere tutti collegati oppure uno di loro può comandare il livello di decibel prodotto da tutti gli altri.
  • Sistemi di mascheramento del suono in rete: sono controllati da un pannello di controllo della rete e possono essere impostati automaticamente per adattarsi durante il giorno.

Quando si sceglie un tipo di sistema di mascheramento del suono è necessario considerare l’uso a lungo termine che viene effettuato di esso all’interno di uno spazio, calcolando eventuali sue riconfigurazioni future. La riprogrammazione dei sistemi classici è molto più costosa, mentre i sistemi in rete possono essere riconfigurati digitalmente.

Davide Broccardo

Propagazione del Suono: cos’è e come funziona

Ogni giorno sentiamo suoni provenienti da diversi tipi di fonti, dagli umani ai veicoli, dagli strumenti musicali alle televisioni. Così come avviene per le altre forme di energia (meccanica, termica, luminosa, ecc…), anche l’energia del suono non può essere nè creata nè distrutta. Con questa affermazione si fa riferimento al principio di conservazione dell’energia formulato dal fisico statunitense Feynman. Come afferma lo stesso Feynman, infatti, possiamo soltanto cambiare la sua forma, ma l’energia sarà sempre presente.

Cos’è la propagazione del suono?

Il suono è prodotto dalle vibrazioni degli oggetti. L’oggetto o la sostanza attraverso la quale si propaga viene definito mezzo e può essere solido, liquido o gassoso.
Le onde sonore si spostano dal loro punto di origine (fonte) in direzione dell’ascoltatore.
In particolare, quando un oggetto vibra trasmette tali vibrazioni alle particelle del mezzo ad esso adiacenti; le sue, infatti, non viaggiano dalla fonte all’orecchio. Ciascuna particella del mezzo situata nei pressi della fonte viene “spostata” dalla sua posizione di equilibrio e fatta muovere. A sua volta, questa trasmetterà l’energia alle particelle ad essa vicine permettendo così la diffusione del suono. Le particelle del mezzo non si muovono in avanti da sole: la propagazione del suono, infatti, può essere descritta con un moto ondulatorio dato, per l’appunto, dall’onda acustica.

L’aria è sicuramente il mezzo di propagazione più comune; quando un oggetto vibra spinge e comprime l’aria ad esso adiacente. La zona compressa inizia ad allontanarsi dalla fonte; quando quest’ultima si “allenta” e torna al suo stato di equilibrio viene creata un’area di bassa pressione definita rifrazione. Questo movimento alternato si ripete molte volte, generando nell’aria diverse aree di compressione e di rifrazione. Proprio l’alternarsi di tali aree permette all’onda sonora di propagarsi attraverso il mezzo. Le zone di alta pressione o di bassa pressione presenti nel mezzo fanno riferimento alla densità di particelle presenti in un determinato volume. Più ce ne sono, più la pressione sarà elevata. Si può quindi affermare che la propagazione del suono avviene tramite la variazione di pressione all’interno del mezzo stesso.

Per la propagazione del suono è necessario un mezzo

In quanto onda meccanica, il suono necessita di un mezzo fisico (acqua, aria, metallo, ecc…) per poter essere trasmesso. Non può infatti viaggiare nel vuoto, come può essere dimostrato con un semplice esempio.
Se si inserisce un comune campanello all’interno di una campana di vetro chiusa ermeticamente e la si collega ad una pompa per il sottovuoto, si può notare come, via via che la quantità di aria al suo interno diminuisce, il suono del campanello si attenuerà sempre di più, fino a non essere più udibile una volta risucchiata tutta l’aria dentro al recipiente.

Propagazione del suono e velocità del suono

Il suono si propaga attraverso un determinato mezzo con una velocità costante. Come accade durante un temporale, il tuono viene udito qualche istante dopo la vista del fulmine: il suono viaggia più lentamente della luce e la sua velocità dipende strettamente dalle proprietà fisiche del mezzo attraverso il quale si propaga. In particolare, due sono gli aspetti principali:

  • La velocità del suono è strettamente correlata alla temperatura del mezzo. Più la temperatura è alta, più il suono sarà veloce. Per esempio, la sua velocità nell’aria a 0°C è di 331m/s, mentre se l’aria è a 22°C è pari a 344m/s.
  • La velocità del suono diminuisce passando da un mezzo solido ad uno gassoso.

I due assunti possono essere facilmente dimostrati nella tabella sottostante, in cui vengono riportate le diverse velocità che il suono assume in relazione al mezzo e alla sua temperatura.

Velocità del suono in diversi mezzi a 25 ºC
Stato Sostanza Velocità in m/s
Solidi Alluminio 6420 6420
Nickel 6040
Acciaio 5960
Ferro 5950
Ottone 4700
Vetro (Selce) 3980
Liquidi Acqua (Mare) 1530
Acqua (Distillata) 1498
Etanolo 1207
Metanolo 1103
Gas Idrogeno 1284
Elio 965
Aria 346
Ossigeno 316
Diossido di zolfo 213

Il boom sonico

Quando la velocità di un qualsiasi oggetto supera la velocità del suono si dice che questo stia viaggiando ad una velocità supersonica. Cosa significa esattamente?

Oggetti come i proiettili e gli aerei a reazione viaggiano spesso a velocità supersoniche; quando una sorgente si muove con una velocità superiore a quella del suono da essa generato, produce delle onde d’urto nell’aria che trasportano una grande quantità di energia. La variazione della pressione dell’aria associata a questo tipo di onde d’urto produce un suono molto forte e rumoroso chiamato “boom sonico”. Questa energia è talmente forte che, per esempio, quella generata da un aereo supersonico ha potenza sufficiente per frantumare il vetro e persino danneggiare gli edifici.

Riassumendo

  • Il suono viene prodotto da oggetti che vibrano.
  • Il suono viaggia longitudinalmente attraverso un mezzo fisico.
  • Il suono si diffonde grazie alla presenza di compressioni e rifrazioni nel mezzo.
  • La propagazione del suono consiste nella trasmissione di energia acustica da una particella all’altra (non si tratta, infatti, di uno spostamento di particelle, ma di una trasmissione di energia dall’una all’altra).
  • Il suono non può viaggiare nel vuoto.
  • La velocità del suono dipende in primo luogo dalla natura e dalla temperatura e dello stato del mezzo attraverso il quale si propaga.
Davide Broccardo

Caratteristiche del Suono: Quali sono?

Due delle principali caratteristiche del suono sono la tonalità e il volume.

Per comprendere al meglio cosa siano tonalità e volume, però, è necessario prima analizzare le caratteristiche delle onde sonore. Il suono, infatti, viaggia sotto forma di onde che si distinguono sostanzialmente per tre qualità: frequenza, durata e ampiezza (o intensità).

Frequenza

Con frequenza si intende il numero di oscillazioni effettuate da un’onda in un determinato periodo di tempo. Nel Sistema Internazionale viene misurata in Hertz, in onore del fisico tedesco Heinrich R. Hertz che ha scoperto questa particolare caratteristica. In particolare, viene preso come riferimento il numero di oscillazioni effettuate da un oggetto in un secondo. L’essere umano riesce ad udire suoni con frequenze comprese tra i 20 Hz ed i 20.000 Hz. I suoni con frequenze più basse della soglia minima vengono definiti infrasuoni, mentre quelli superiori alla soglia massima, ultrasuoni (udibili per esempio da alcuni animali).

Ampiezza (o intensità)

L’ampiezza dell’oscillazione è la caratteristica delle onde sonore che ne determina l’intensità. Il suono, quando si propaga attraverso un mezzo, trasmette anche una certa quantità di energia. Ogni fonte acustica, quindi, emettendo un’onda genera un determinato livello di potenza, che permette di quantificare la stessa intensità del suono. La formula con cui si può individuare tale valore è la seguente: I=P/S, dove l’intensità del suono I è uguale al rapporto tra P, la potenza acustica, ed S, la superficie su cui si propaga l’onda acustica. Il nostro orecchio riesce a percepire solo un determinato intervallo di intensità. Qualora si superasse l’intensità massima supportata dal nostro sistema uditivo, si potrebbero verificare dei danni permanenti agli organi presenti all’interno del nostro orecchio. Come vedremo nei paragrafi successivi, esiste tuttavia un’altra unità di misura riconosciuta che permette di misurare l’ampiezza di un suono: il decibel.

Durata

Quando un’onda acustica torna allo stesso livello di partenza si dice che ha compiuto un’oscillazione completa. Il tempo che essa ha impiegato per effettuare tale oscillazione viene per l’appunto definito durata. Questa caratteristica delle onde sonore viene misurata in secondi.

Frequenza e tonalità

Le onde sonore sono prodotte a causa dell’oscillazione in avanti e all’indietro delle particelle di un mezzo. Secondo la relazione dimostrata precedentemente, un oggetto che oscilla 80 volte al secondo possiede una frequenza di 80 Hz. La frequenza è considerata una caratteristica importante di un’onda sonora perché diverse frequenze vengono da noi percepite in modo dissimile. Un semplice esempio riguarda la differenza tra la voce acuta di un bambino e la voce profonda di un uomo. L’acutezza del suono prodotto è determinata dalla frequenza propria del corpo vibrante. Maggiore è la frequenza del corpo vibrante, maggiore sarà il suo tono. Un suono acuto viene percepito dalle nostre orecchie come penetrante e stridente, mentre un suono basso profondo e cavo.

Ampiezza e volume

L’ampiezza delle vibrazioni prodotte da una fonte acustica determina il livello del volume del suono da essa generato. Più l’ampiezza è alta, quindi, più alto sarà il volume del suono generato.

 

Le caratteristiche del suono

Volume

Come è stato appena affermato, la rumorosità di un suono dipende dall’ampiezza della vibrazione che produce quel suono. Maggiore è l’ampiezza della vibrazione, più forte è il suono prodotto da essa. Il volume di un suono dipende anche dalla quantità di aria che viene fatta vibrare. Il volume del suono è misurato in decibel (dB).

Ecco di seguito una tabella in cui sono contenuti alcuni livelli di volume espressi in dB e come vengono percepiti dal nostro udito.

Suono dB Percezione
Razzo al decollo 180-200 Danni istantanei all’udito
Motore di un aereo al decollo 140 Doloroso
Martello pneumatico 100 Molto fastidioso
Musica alta 90 Molto fastidioso
Traffico intenso 80 Fastidioso
Conversazione normale 60 Moderato
Bisbiglio 20 Tenue
Fruscio delle foglie 10 Molto tenue

Tonalità

Tra le caratteristiche del suono è presente anche la tonalità. Ecco le sue caratteristiche:

  • L’acutezza di un suono viene definita tono che, come abbiamo potuto vedere, è strettamente correlato alla frequenza. Più alta è la frequenza di un suono, più elevato sarà il suo tono. La voce femminile, per esempio, tende solitamente ad essere più alta di quella maschile e, quindi, di tonalità più elevata.
  • Più veloce è la vibrazione della fonte sonora, più alta sarà la sua frequenza e il suo tono.
  • Un tono elevato prevede un numero maggiore di compressioni e rifrazioni che transitano in un punto specifico in un determinato arco temporale.

Timbro

Una delle principali caratteristiche del suono è il timbro:

  • Il timbro rappresenta la qualità del suono stesso, ovvero ciò che ci permette di distinguere i suoni prodotti da fonti diverse.
  • Più il suono emesso ha un timbro piacevole, più elevata sarà la qualità di quel determinato suono.
  • Un suono di frequenza singola (chiamato suono puro) è definito tono.
  • Diversi strumenti, a seconda della loro forma e dimensione, producono un numero diverso di armonie e di volumi distinti. Di conseguenza, il suono prodotto da uno strumento può essere distinto da quello prodotto da altri.
Davide Broccardo

L’Inquinamento Acustico: cos’è e come si misura

Per definizione, l’inquinamento acustico è il suono indesiderato o eccessivo che può produrre effetti negativi sulla salute dell’uomo e sulla qualità dell’ambiente circostante. L’inquinamento acustico è spesso generato all’interno degli impianti industriali, ma viene anche prodotto da strade trafficate, ferrovie, aeroporti e attività edili.

Misurare e percepire il rumore

Le onde sonore sono vibrazioni di molecole di aria che vengono trasportate da una fonte che genera il suono all’orecchio. Il suono è tipicamente descritto in termini di volume (ampiezza) e altezza (frequenza) dell’onda. Il volume (chiamato anche livello di pressione sonora, o SPL, sound pressure level) viene misurato in unità logaritmiche chiamate decibel (dB). Il normale orecchio umano può rilevare suoni compresi tra 0 dB (soglia dell’udito) e circa 140 dB, con suoni tra 120 dB e 140 dB che causano dolore (soglia del dolore). L’SPL in un ambiente come una biblioteca è solitamente di circa 35 dB, quello in un bus o nella metro si avvicina agli 85 dB mentre quello dei cantieri rasenta i 105 dB alla fonte. Naturalmente, più distanza separa la fonte da chi la percepisce, più il livello di pressione sonora diminuisce. Il tasso di trasmissione dell’energia sonora, l’intensità del suono, è proporzionale al quadrato dell’SPL. Data la natura logaritmica della scala dei decibel, un aumento di 10 dB rappresenta un aumento di 10 volte dell’intensità del suono, un aumento di 20 dB rappresenta un aumento di 100 volte di intensità, un aumento di 30 dB rappresenta un aumento di 1.000 volte in intensità, e così via. Al contrario, quando l’intensità del suono raddoppia, l’SPL aumenta di soli 3 dB. Questo concetto può essere reso in modo più semplice attraverso un esempio. Se in un cantiere è in azione un martello pneumatico che produce un livello di rumore pari a 90 dB, quando un secondo martello, identico al primo, inizia a lavorare al suo fianco, il rumore complessivo sarà di 93 dB. All’opposto, se due fonti emettono due SPL diversi, il più basso verrà “oscurato” dal più elevato. La frequenza di un’onda acustica viene misurata in cicli al secondo (cps) anche se comunemente si usa un’altra unità di misura, gli Hertz (Hz). Il timpano umano è un organo molto sensibile con un range dinamico in grado di percepire frequenze dai 20 Hz ai 20.000 Hz. L’intervallo di frequenza nel quale solitamente si muove la voce umana è compreso tra i 250 e i 2500 Hz. Le misurazioni precise e le descrizioni scientifiche riguardanti i livelli acustici spesso differiscono dalla percezione soggettiva umana e dalle varie “opinioni” riguardanti il suono. Infatti, la risposta soggettiva umana al rumore dipende sia da dal tono che dal volume. Le persone con udito normale generalmente percepiscono i suoni ad alta frequenza più forti dei suoni a bassa frequenza della stessa ampiezza. Per questo motivo, i fonometri elettronici utilizzati per misurare i livelli di rumore tengono conto delle variazioni del volume percepito con l’altezza. I filtri di frequenza inseriti nei misuratori hanno proprio lo scopo di bilanciare il dato misurato con la sensibilità dell’orecchio umano e, di conseguenza, la relativa rumorosità dei vari suoni percepiti.

l'inquinamento acustico

L’Inquinamento acustico e i suoi effetti

Il rumore può essere molto più di un semplice fastidio. Quando vengono raggiunti determinati livelli e tempi di esposizione, infatti, il suono stesso può causare danni permanenti al timpano e alle varie cellule presenti all’interno del nostro orecchio. In casi estremi questo può condurre ad una parziale o totale perdita dell’udito permanente. Di solito, la perdita di udito non avviene per esposizioni prolungate al di sopra degli 80-85 dB, ma le persone che ripetutamente vengono esposte a più di 105 dB senza interruzioni molto probabilmente ad un certo punto noteranno una perdita di udito. Oltre all’effetto collaterale appena descritto, l’esposizione ad un livello di pressione sonora eccessivo può portare ad innalzamenti della pressione sanguigna e delle pulsazioni, causare irritabilità, ansia e fatica mentale, interferendo con le fasi del sonno e con la comunicazione. Controllare il più possibile l’inquinamento acustico è molto importante, sia sul posto di lavoro, sia nell’ambiente in cui si vive quotidianamente. Le ordinanze e le leggi emanate da enti locali, regionali e statali sono certamente un aiuto nella limitazione dell’inquinamento acustico. A livello italiano, la legge di riferimento per l’inquinamento acustico è la 447/95, che delega le varie istituzioni locali al controllo dei livelli del rumore. Successivamente, con la direttiva della Comunità Europea n°49 del 2002, vengono definiti i parametri per valutare in modo uniforme il livello di inquinamento. Questa direttiva è stata recepita dall’ordinamento italiano con il decreto legge 194/2005. Oltre alle leggi in vigore, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha affermato che il livello di rumore massimo deve essere di 65 dB per il giorno e di 55 dB per la notte e che il livello ottimale non dovrebbe oltrepassare i 45 dB. Anche il Codice Civile del nostro Paese menziona al suo interno l’inquinamento acustico, invitando i cittadini a contenere i rumori e di adoperarsi in prima persona al fine di ridurre il livello di pressione sonora, anche installando soluzioni fonoassorbenti o fonoisolanti.

Davide Broccardo

Fonoisolamento e fonoassorbimento: Qual è la differenza?

Quando si ricercano informazioni riguardanti fonoisolamento e fonoassorbimento, spesso ci si trova di fronte a molti tipi di prodotti o servizi proposti. Alcuni di questi, nella loro descrizione, contengono il termine “insonorizzante”, altri quello “fonoassorbente”. All’apparenza, queste due parole possono sembrare tra loro intercambiabili, in quanto di primo acchito si ritiene che la soluzione da loro offerta sia una soltanto: la riduzione del suono. Tuttavia, i prodotti isolanti ed assorbenti sono composti da materiali diversi e vengono usati in dissimili situazioni. Scegliere in modo affrettato quale di questi materiali è utile alla propria situazione, quindi, può rivelarsi un grosso errore ed un investimento sbagliato. Sebbene materiali fonoassorbenti e fonoisolanti vengano spesso usati congiuntamente al fine di creare una barriera per l’inquinamento acustico e per il suono, ognuno di loro offre soluzioni e benefici unici tali da renderli adatti ad essere impiegati anche separatamente.

fonoisolamento e fonoassorbimento

Fonoisolamento e fonoassorbimento: le differenze

Quando si ha bisogno di un materiale che riesca a ridurre il livello dell’eco e le onde sonore che viaggiano all’interno di un determinato spazio, i prodotti fonoassorbenti sono la soluzione perfetta. Al contrario, i prodotti che assorbono il suono non sono adatti nel caso in cui si voglia impedire al suono di entrare o uscire da uno spazio delimitato. I prodotti fonoassorbenti, quindi, non “interrompono” il viaggio del suono da uno spazio all’altro, bensì assorbono alcune frequenze allo scopo di migliorare le proprietà acustiche della stanza o dell’ambiente in cui vengono applicati. Materiali spugnosi o fibrosi sono eccellenti nel caso in cui si intenda assorbire il suono, in quanto permettono di ammorbidire le superfici di un determinato ambiente, attutendo la propagazione dei suoni per via aerea. Possibili soluzioni fonoassorbenti si possono individuare in appositi pannelli, da applicare sulle pareti o sui soffitti, ed in trappole acustiche, usate spesso nella sale di registrazione per trattare le basse frequenze.

I materiali fonoisolanti, al contrario, lavorano per ridurre la “quantità” di suono che si può udire dall’interno o dall’esterno di una stanza. Questi materiali, infatti, bloccano le onde acustiche prima che queste possano giungere all’orecchio. Se, per esempio, durante la notte si viene spesso disturbati da rumori provenienti dall’esterno, optare per una soluzione fonoisolante può risultare una scelta vincente per migliorare la propria situazione. I prodotti fonoisolanti vengono inseriti all’interno della parete e sono spesso composti da materiali pesanti e robusti, a differenza delle loro controparti porose e leggere che si occupano dell’assorbimento del suono. Uno di questi è la fibra di vetro, che è un ottimo ostacolo per il suono che tenta di uscire o entrare in una stanza. Questa forma di insonorizzazione, infatti, permette al rumore generato dentro un ambiente di rimanerne intrappolato all’interno, mentre il suono proveniente dall’ambiente esterno rimane fuori, non oltrepassando le pareti.

 

Fonoisolamento e fonoassorbimento: cosa hanno in comune?

Spesso materiali fonoassorbenti e fonoisolanti si complementano a vicenda e vengono impiegati congiuntamente al fine di ottimizzare l’acustica di un determinato ambiente. Sebbene siano utili in diverse occasioni e abbiano diverse finalità, entrambi contribuiscono a raggiungere uno scopo comune: aiutare ad ottenere il livello di rumore e di riverberazione desiderati.

Trovare il prodotto o la soluzione perfetta dipende unicamente dal problema che si deve fronteggiare. Se per esempio all’interno di una stanza sono presenti echi e riverberazioni indesiderati, allora la scelta corretta è quella di installare una soluzione fonoassorbente. Spazi come gli studi di registrazione, le palestre e le piscine noteranno un gran miglioramento da un punto di vista acustico in seguito all’installazione di tali materiali. Se, al contrario, nella propria casa si è spesso disturbati dal rumore generato da una strada trafficata o da una ferrovia, allora è più utile scegliere una soluzione fonoisolante: quando intende proprio di bloccare il suono al di fuori della propria abitazione, infatti, è necessario provvedere all’installazione di una barriera solida all’interno delle pareti.

Davide Broccardo

Rifrazione del Suono: Cos’è e Come si Verifica

Tra i fenomeni tipici delle onde sonore si può certamente annoverare la rifrazione del suono, in cui le onde si piegano o si espandono, a seconda dei cambiamenti di velocità dell’onda stessa. La rifrazione non è un fenomeno che riguarda soltanto l’acustica, ma lo si può individuare anche in altre occasioni. Un esempio riguarda le onde marine, che approcciano la costa in modo parallelo alla spiaggia. Un altro è fornito dal motivo per cui le lenti di vetro possono essere utilizzate per incanalare delle onde luminose deboli in un unico punto. In normali circostanze, il sole riscalda la Terra che, a sua volta, trasferisce calore all’atmosfera. Spesso il fenomeno della rifrazione del suono è dovuto alla presenza del gradiente della temperatura dell’atmosfera. L’aria si raffredda più si sale di quota, seguendo i valori determinati dal gradiente termico verticale. Il gradiente termico verticale è un tasso che indica la variazione della temperatura dell’aria in relazione alla quota. Le onde sonore si propagano più velocemente nell’aria calda, risultando quindi più rapide se vicine al terreno. Per analizzare questo fenomeno ci viene in aiuto il Principio di Huygens. Semplificando la definizione delineata dal fisico olandese, l’onda sonora generata da una sorgente si propaga in modo sferico. Ogni punto dei vari fronti d’onda che si susseguono diventa una sorgente secondaria che genera a sua volta altre onde che presentano le medesime caratteristiche dell’onda originaria (il fronte d’onda è l’insieme dei punti che vibrano all’unisono al passaggio di una determinata onda). Il Principio di Huygens può essere esplicato con un semplice esempio. A volte ci capita di vedere un fulmine scendere dal cielo ma non siamo in grado di sentire il suono del tuono che lo segue. Questo si verifica a causa della rifrazione del suono e del Principio di Huygens: le onde sonore del tuono si rifrangono pesantemente in direzione verticale, creando una “zona d’ombra” in cui il rumore non viene udito. Tipicamente, questo particolare fenomeno si può notare a una distanza di circa 22,5 chilometri dal punto di caduta di un fulmine che si è originato a 4000 metri d’altezza.

Il fenomeno della rifrazione del suono può essere controllato inserendo alcuni elementi all’interno di un determinato ambiente. Le sale da concerto o quelle con grande capienza di persone richiedono una progettazione acustica accurata tale da raggiungere il corretto livello di riverberazione e di propagazione delle onde. In questi vasti ambienti, infatti, può sembrare apparentemente difficoltoso rendere nitido e comprensibile qualsiasi suono non amplificato prodotto da strumenti musicali o voci. La soluzione è data dagli specchi e dai deflettori, dei pannelli di legno di diverse forme che possiedono superfici lisce o ruvide, a seconda delle necessità. Questi elementi sono disposti in modo tale da direzionare e diffondere le onde sonore per consentire a tutti gli ascoltatori di udire perfettamente ed uniformemente i suoni emessi dalla fonte, indipendentemente dalla posizione in cui si trovano all’interno della stanza. L’effetto contrario, invece, è dato dai pannelli fonoassorbenti che al posto di riflettere il suono, lo assorbono. Questi materiali porosi sono spesso usati nei cinema in cui è necessario ridurre la riverberazione e i suoni indesiderati presenti data la potenza dei diffusori acustici al loro interno. Al fine di ottimizzare la rifrazione sonora, vengono usati soprattutto nei teatri degli specchi acustici curvi che, grazie al loro effetto-lente, propagano le onde acustiche in direzione del pubblico. Queste lenti acustiche sono costituite da vari strati di materiali sagomati; ciascuno di essi è responsabile della modifica sonora in relazione alla velocità di propagazione dell’onda, come avviene all’incirca per le rispettive lenti ottiche, in cui la lavorazione della lente determina la loro gradazione. Le lenti acustiche sono molto utilizzate per captare i segnali acustici all’interno dei sonar data la loro proprietà peculiare di amplificare e indirizzare il segnale. Un ulteriore impiego di questi utili dispositivi avviene all’interno del settore medicale, per esempio negli ultrasuoni per le ecografie.

rifrazione del suono

Il fenomeno della rifrazione del suono, però, si può notare anche in svariate circostanze della nostra quotidianità. Per esempio, durante la notte o nel corso di giornate in cui il cielo risulta piuttosto coperto avviene un’inversione di temperatura. L’aria, infatti, risulta essere più calda più ci si eleva. In questo caso, la rifrazione del suono avviene nella direzione del suolo. Il fenomeno dell’inversione temperatura è la ragione per cui di notte le onde sonore possono essere udite più chiaramente da distanze maggiori. L’effetto è addirittura migliore se il suono viene propagato sull’acqua, consentendo ad esso di essere udibile in modo estremamente chiaro a grandi distanze.

La rifrazione del suono è un fenomeno maggiormente presente anche durante i giorni ventosi. Il vento, muovendosi più velocemente ad altezze maggiori, provoca un cambiamento nella velocità effettiva del suono in relazione alla distanza dal suolo. Un ulteriore esempio di rifrazione del suono è dato dagli oceani. In normali circostanze, la temperatura degli oceani diminuisce all’aumentare della profondità. Questo risulta nella rifrazione verso il basso dell’onda sonora generata sott’acqua (esattamente l’opposto del fenomeno descritto precedentemente quando ci si riferiva alla “zona d’ombra” creata dalla rifrazione verticale dell’onda sonora creata dal tuono). Secondo i biologi marini il fenomeno della rifrazione del suono negli oceani aumenta la propagazione delle onde sonore prodotte dai mammiferi marini come le balene e i delfini, aiutandoli a comunicare tra loro a distanze elevate.

 

Davide Broccardo

Riflessione del suono e Trasmissione del Suono: Cosa Sono?

Le onde sonore partono da un mezzo e giungono ad un altro, come un’onda sospesa nell’aria in una stanza che raggiunge un muro di mattoni. Questa onda subirà determinate conseguenze: una parte di essa tenterà di passare attraverso il mezzo, nel nostro caso il muro, mentre la restante si rifletterà su di esso, tornando indietro. La riflessione del suono si può individuare nella porzione di energia che rimane contenuta all’interno della stanza. La trasmissione del suono, invece, è caratteristica di quella porzione di energia che, al contrario, è in grado di passare attraverso il muro. In entrambi i casi, l’onda sonora viene trasferita come energia da molecola a molecola. Il mezzo, quindi, è una qualsiasi forma di materia composta da molecole. Per esempio, può essere l’aria che respiriamo, l’acqua, il pavimento di cemento o le assi di legno presenti all’interno di una stanza. Le onde sonore sono proprio energia che viene trasmessa tra le molecole, che captano la vibrazione creata da una fonte sonora e la trasmettono immediatamente a quelle a loro adiacenti. Dato che le molecole compongono tutta la materia intorno a noi, possiamo comprendere come il suono venga trasmesso attraverso ciascun elemento e non soltanto per via aerea.

 

Eco e Riverberazione

La riflessione del suono si verifica in due modi: come riverbero o come eco. La riflessione del suono viene misurata calcolando l’intervallo di tempo da quando la fonte originaria interrompe l’emissione del suono a quando quest’ultimo viene percepito nuovamente in seguito alla sua riflessione. Questo intervallo di tempo è definito eco o riverberazione, in base ad alcune differenze. Se il gap è maggiore di un decimo secondo allora si fa riferimento all’eco, altrimenti, se è minore, alla riverberazione. Il nostro orecchio non riesce a distinguere distintamente i segnali sonori distanziati tra loro da meno di un decimo di secondo. Pertanto, possiamo udire due segnali sonori differenti in caso di eco, mentre la riverberazione ci appare come un unico suono prolungato. Questo concetto può essere semplificato con un esempio. Quando ci troviamo in alta montagna e urliamo il nostro nome dobbiamo attendere qualche momento da quanto abbiamo terminato di far uscire la nostra voce prima di sentirla tornare indietro. Siamo quindi in grado di percepire due suoni ben distinti. Se, al contrario, ci troviamo in una stanza spoglia e parliamo sentiamo un suono continuo anche se la nostra voce sembra distorta e “prolungata”. Nel primo caso abbiamo sperimentato l’eco, nel secondo la riverberazione.  

riflessione del suono - trasmissione del suono

Angolo di riflessione e Angolo di incidenza

Le onde sonore si riflettono sulle superfici piatte di una stanza in modo tale che l’angolo con cui giungono sulla superficie sarà uguale all’angolo con cui si riflettono sulla superficie. In una stanza quadrata o rettangolare con tre serie di superfici parallele, si generano onde stazionarie che ripetono i medesimi percorsi mentre viaggiano per tutta la stanza. Questo dà vita ad un’acustica poco bilanciata e crea all’interno della stanza dei punti “morti” in cui le onde sonore non si propagano. Al contrario, in una stanza dove sono presenti superfici non parallele, le onde sonore sono riflesse ogni volta diversamente, rendendo la stanza acusticamente bilanciata.

Ricapitolando, la riflessione del suono è la parte originaria dell’onda sonora che rimane racchiusa in una stanza dopo essersi riflessa sulle pareti. Se riflessione del suono e onda originaria sono separate da un tempo minore di un decimo di secondo, l’orecchio umano percepirà la prima e la seconda come un unico segnale prolungato. Questo fenomeno assume il nome di riverberazione. Quindi, tanto più lungo è il Tempo di Riverberazione, tanto più sarà il rumore di sottofondo che verrà generato e percepito nella stanza. Se non viene trattato, questo rumore causerà interferenze con gli altri suoni prodotti all’interno del locale. La riflessione del suono, di conseguenza, varia e dipende strettamente dalla frequenza del suono prodotto dalla fonte, dalla tipologia di superficie nella stanza e dalla configurazione delle pareti.

 

Trasmissione del suono vs Riflessione del Suono

Nei paragrafi precedenti abbiamo visto che quando un’onda sonora viaggia attraverso una stanza ed entra in contatto con i muri viene prodotta un’onda riflessa che, a sua volta, reintroduce una porzione dell’onda originaria all’interno della stanza stessa. La rimanente porzione dell’onda iniziale tenta di passare attraverso i muri e, in ultima, di raggiungere la stanza adiacente. Il percorso compiuto da questa parte di energia acustica “residua” viene definito trasmissione del suono. Il passaggio dell’onda sonora da una stanza all’altra si verifica a causa del fenomeno delle molecole a cui precedentemente abbiamo fatto riferimento. Due stanze adiacenti, infatti, hanno in comune una parete. Ciascun punto di contatto tra due stanze, quindi, essendo composto da molecole, permetterà la trasmissione dell’energia sonora da una stanza all’altra. Va però tenuto in considerazione che gli elementi presenti all’interno di un muro comune fanno rimbalzare le onde sonore avanti e indietro prima di trasmetterlo definitivamente all’altro lato. Tutti i sistemi di assemblaggio a parete, quindi, hanno un valore corrispondente che aiuta a misurare la loro capacità di “interferire” con la trasmissione del suono. Questo valore è chiamato Coefficiente di trasmissione del suono.

In conclusione, le onde sonore non sono come le loro corrispondenti marine che si infrangono su una superficie comune. La riflessione del suono ci permette di comprendere come una porzione dell’onda sonora emessa da una fonte rimanga all’interno di una stanza. Grazie alla trasmissione del suono, invece, possiamo capire come una parte di suono possa passare da una stanza all’altra a causa del trasferimento di energia tra le molecole. Poiché il suono viaggia attraverso le vibrazioni di queste cellule, tutti i punti di contatto comuni tra due stanze diventano conduttori per il rumore.

diego

Camera anecoica: cos’è e a cosa serve

La camera anecoica è un laboratorio di ricerca, che viene utilizzato per compiere test o sperimentazioni in quanto ambiente progettato per essere privo di eco. Anecoica infatti, in greco antico, significa proprio questo: senza eco.

Queste camere vengono utilizzate nei casi in cui è necessario ricreare la situazione di uno spazio aperto potenzialmente infinito, per testare come si comporta un determinato strumento, macchinario o dispositivo nella condizione di silenzio assoluto o per effettuare misurazioni molto precise senza la presenza di rumori che possano disturbare il test.

Questo ambiente è talmente silenzioso da provocare forte fastidio e sensazione di disagio (si dice infatti che, a causa del silenzio pressante, si riesca a sentire senza sforzo il rumore del proprio cuore che batte o dell’aria che entra ed esce dai polmoni), viene anche definita il luogo più silenzioso al mondo.
Per questa ragione la camera anecoica è conosciuta dai più come “la stanza che fa impazzire”, il nostro orecchio infatti, abituato a mantenere l’equilibrio e ad orientarsi anche grazie all’eco, si troverà senza punti di riferimento in un luogo come questo.

Cos’è la camera anecoica e a cosa serve

La camera anecoica è una stanza priva di eco. Per crearla è camera anecoica utilizzo-foto1necessario il rivestimento di pareti, soffitto e pavimento con dei materiali fortemente fonoassorbenti in modo che il suono venga assorbito e non venga invece riflesso dalle superfici, provocando un fastidioso eco.

Per creare dei pannelli fonoassorbenti tali da non riflettere alcun tipo di suono, la loro forma deve essere progettata e costruita in maniera particolare, i pannelli sono infatti modellati secondo specifiche forme appuntite (dette cuneiformi), molto sporgenti, poste una vicina all’altra. Questa forma è stata studiata per aumentare il più possibile la superficie assorbente del pannello, che sarà molto più efficace di uno con forma piatta (e quindi con superficie minore).
Quando nella stanza si verifica un evento sonoro, questi pannelli assimilano perciò al loro interno il rumore, e quello che non riescono ad assorbire viene riflesso ai pannelli vicini, assicurando il completo fonoassorbimento. È anche necessario fare attenzione alla progettazione delle porte d’ingresso alla stanza e del sistema di aerazione, per evitare che avvenga una dispersione del suono.
Questi pannelli sono solitamente fatti di lana di vetro, un materiale particolarmente fonoassorbente, che permette la dissipazione del suono; talvolta queste “spugne” vengono anche trattate con un composto di ferro e carbonio, miscela che aiuta con il fonoassorbimento.

La camera anecoica perciò assorbe qualsiasi tipo di suono, di riverbero o di onda elettromagnetica (nel caso di camere elettromagneticamente anecoiche), inoltre queste stanze sono solitamente isolate anche nei confronti dei suoni provenienti dall’esterno.

Le camere anecoiche sono state ideate attorno agli anni ’40 e inizialmente venivano utilizzate solamente per effettuare test acustici al fine di testare alcuni strumenti, cosa che viene fatta ancora oggi. La camera anecoica viene però attualmente utilizzata anche per altre attività: per effettuare misurazioni di vario tipo in ambienti privi di distrazioni sonore e per attività di certificazione industriale (per testare ad esempio l’intensità del rumore di un determinato macchinario o la quantità di onde elettromagnetiche emesse da un dispositivo).

Tipologie di camera anecoica

Le camere anecoiche possono essere delle dimensioni di una piccola stanza, ma anche molto più grandi, fino a raggiungere quelle di un hangar; in base alla loro funzione ne esistono poi di diverse tipologie:

  • Camera completamente anecoica: rivestita interamente con pannelli fonoassorbenti (pareti, soffitto, pavimento);
  • Camera semi-anecoica: quando non è completamente schermata, per esempio il pavimento potrebbe non essere rivestito con un materiale fonoassorbente ma, invece, con uno riflettente;
  • Camera ad acustica controllata: la più semplice e meno insonorizzata, è utilizzata negli studi di registrazione per poter registrare senza la presenza di riverbero, soprattutto per quanto riguarda la voce e gli strumenti a corde (i più soggetti all’eco), per ottenere un suono molto pulito;
  • Camera elettromagneticamente anecoica: esiste anche una camera anecoica in grado di assorbire onde elettromagnetiche, questa stanza sarà ricoperta con materiale differente (materiale che assorbe le radiazioni) modellato in forma piramidale. Viene utilizzata soprattutto per testare dispositivi come antenne e radar, e per misurare le interferenze elettromagnetiche tra dispositivi (per fare dei test della compatibilità elettromagnetica dei dispositivi, in modo che possano rientrare negli standard stabiliti per legge).

 

La nostra azienda è specializzata nella progettazione e nella realizzazione di camere anecoiche e semi-anecoiche.

diego

Misura del suono: cos’è il suono e come si misura

Il suono è una componente che è costantemente presente nella nostra vita, talvolta anche sotto forma di rumore. La misura del suono è un’azione che si compie per svariate ragioni, data la nostra esposizione costante a suoni e rumori è infatti necessario tenere controllata la misura dei decibel ai quali siamo perennemente sottoposti, per controllare che siano contenuti all’interno dei limiti di legge e delle raccomandazioni fatte dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità).
Il suono è costituito da diverse grandezze misurabili, e per la sua misurazione vengono impiegati vari strumenti, tra cui il più utilizzato è il fonometro.

Cos’è il suono e perché si misura?

Il suono viene tecnicamente definito come la vibrazione datamisura del suono-foto1 da un corpo in oscillazione; grazie poi alla sua propagazione nell’aria arriva a raggiungere l’udito delle persone e ne fa vibrare il timpano, presente nell’orecchio, che renderà il suono udibile.
Il suono è costantemente presente nelle nostre vite, può provenire da dispositivi, individui, ambiente, tutte fonti molto differenti tra loro, ed è perciò molto vario nella sua intensità, ampiezza, frequenza e pressione.
I suoni possono essere molto piacevoli, ma anche davvero fastidiosi, fino ad arrivare ad essere dannosi per l’udito umano e per l’ambiente.

Perché si rivela necessaria la misura del suono? Il suono viene misurato per numerose ragioni, conoscere infatti la sua intensità permette di prendere provvedimenti e precauzioni necessarie a una vita qualitativamente migliore. Ma le misurazioni servono anche per migliorare un prodotto (come ad esempio un pannello fonoassorbente, uno strumento musicale o una cassa).
Le misurazioni del suono vengono fatte spesso in luoghi molto rumorosi come, ad esempio, fabbriche che utilizzano macchinari che emettono forti rumori, aeroporti, autostrade, locali, ma possono essere anche effettuati nelle abitazioni per risolvere problemi acustici.
Per legge sono poi stabiliti dei limiti entro quali alcuni ambienti devono mantenere un certo volume sonoro, nello specifico si fa una particolare attenzione alle ferrovie, alle autostrade, al rumore aereo, ai rumori industriali, ai rumori delle costruzioni, allo sport. I valori stabiliti per legge sono inoltre diversi se si tratta di orari diurni o notturni, e per casi isolati può essere concesso un supplemento di decibel entro cui fissare un nuovo livello temporaneo (limitato ad esempio ad una sola serata).

Misura del suono: con quali strumenti si effettua?

Il suono è costituito da molte diverse componenti e la misura di ognuna di queste porterà a diversi risultati:

  • Frequenza: si misura in hertz (Hz) e si tratta del numero di vibrazioni che si verificano in un secondo;
  • Intensità: permette di fare una distinzione tra suoni deboli e forti, l’intensità viene misurata in decibel (dB);
  • Periodo: tempo necessario per compiere una vibrazione completa;
  • Velocità di propagazione: la velocità con cui un suono si propaga in un certo ambiente;
  • Lunghezza d’onda: la distanza che compie il suono in un determinato periodo di tempo;
  • Ampiezza d’onda: si collega all’intensità del suono che avvertiamo;
  • Altezza: quanto un suono è acuto o grave;
  • Timbro: dipende da che tipo di strumento viene emesso.

L’unità di misura più utilizzata per la misurazione del suono è il decibel; i danni per l’udito iniziano a 90 dB se l’esposizione è molto prolungata nel tempo, mentre dopo i 120 dB circa si inizierà a sentire dolore.
La misura del suono viene effettuata principalmente tramite il fonometro. Questo strumento è capace di calcolare l’ampiezza del suono e il livello di pressione sonora; ciascuno di questi dispositivi è composto da un microfono per la rilevazione del suono, da un dispositivo di trattamento dei dati e da un display dove è possibile visualizzare i risultati ottenuti dall’analisi.
Il suono viene quindi convertito, grazie al microfono, in un segnale elettrico, che sarà leggibile dal dispositivo e verrà mostrata in dB. Il suono varia molto spesso, per questa ragione il fonometro deve essere molto preciso, per riuscire a registrare tutte le fluttuazioni sonore. Ovviamente, visto che molte misurazioni non avvengono solamente in camere anecoiche ma anche all’aria aperta o in luoghi non insonorizzati, non sempre sarà facile circoscrivere il suono che vogliamo misurare (in ambienti chiusi è infatti sempre presente il riverbero, mentre all’esterno sono presenti i rumori di fondo e il vento).
È necessario ricalibrare il fonometro prima e dopo ogni misurazione, quest’azione si può effettuare grazie ad uno strumento chiamato pistonofono che, grazie al suo livello di pressione sonora, permette di regolare lo strumento.
Altri strumenti per la misura del suono sono i dosimetri, dei dispositivi portatili che servono alla misurazione della quantità di rumore giornaliero a cui una persona è sottoposta.