Davide Broccardo

Propagazione del Suono: cos’è e come funziona

Ogni giorno sentiamo suoni provenienti da diversi tipi di fonti, dagli umani ai veicoli, dagli strumenti musicali alle televisioni. Così come avviene per le altre forme di energia (meccanica, termica, luminosa, ecc…), anche l’energia del suono non può essere nè creata nè distrutta. Con questa affermazione si fa riferimento al principio di conservazione dell’energia formulato dal fisico statunitense Feynman. Come afferma lo stesso Feynman, infatti, possiamo soltanto cambiare la sua forma, ma l’energia sarà sempre presente.

Cos’è la propagazione del suono?

Il suono è prodotto dalle vibrazioni degli oggetti. L’oggetto o la sostanza attraverso la quale si propaga viene definito mezzo e può essere solido, liquido o gassoso.
Le onde sonore si spostano dal loro punto di origine (fonte) in direzione dell’ascoltatore.
In particolare, quando un oggetto vibra trasmette tali vibrazioni alle particelle del mezzo ad esso adiacenti; le sue, infatti, non viaggiano dalla fonte all’orecchio. Ciascuna particella del mezzo situata nei pressi della fonte viene “spostata” dalla sua posizione di equilibrio e fatta muovere. A sua volta, questa trasmetterà l’energia alle particelle ad essa vicine permettendo così la diffusione del suono. Le particelle del mezzo non si muovono in avanti da sole: la propagazione del suono, infatti, può essere descritta con un moto ondulatorio dato, per l’appunto, dall’onda acustica.

L’aria è sicuramente il mezzo di propagazione più comune; quando un oggetto vibra spinge e comprime l’aria ad esso adiacente. La zona compressa inizia ad allontanarsi dalla fonte; quando quest’ultima si “allenta” e torna al suo stato di equilibrio viene creata un’area di bassa pressione definita rifrazione. Questo movimento alternato si ripete molte volte, generando nell’aria diverse aree di compressione e di rifrazione. Proprio l’alternarsi di tali aree permette all’onda sonora di propagarsi attraverso il mezzo. Le zone di alta pressione o di bassa pressione presenti nel mezzo fanno riferimento alla densità di particelle presenti in un determinato volume. Più ce ne sono, più la pressione sarà elevata. Si può quindi affermare che la propagazione del suono avviene tramite la variazione di pressione all’interno del mezzo stesso.

Per la propagazione del suono è necessario un mezzo

In quanto onda meccanica, il suono necessita di un mezzo fisico (acqua, aria, metallo, ecc…) per poter essere trasmesso. Non può infatti viaggiare nel vuoto, come può essere dimostrato con un semplice esempio.
Se si inserisce un comune campanello all’interno di una campana di vetro chiusa ermeticamente e la si collega ad una pompa per il sottovuoto, si può notare come, via via che la quantità di aria al suo interno diminuisce, il suono del campanello si attenuerà sempre di più, fino a non essere più udibile una volta risucchiata tutta l’aria dentro al recipiente.

Propagazione del suono e velocità del suono

Il suono si propaga attraverso un determinato mezzo con una velocità costante. Come accade durante un temporale, il tuono viene udito qualche istante dopo la vista del fulmine: il suono viaggia più lentamente della luce e la sua velocità dipende strettamente dalle proprietà fisiche del mezzo attraverso il quale si propaga. In particolare, due sono gli aspetti principali:

  • La velocità del suono è strettamente correlata alla temperatura del mezzo. Più la temperatura è alta, più il suono sarà veloce. Per esempio, la sua velocità nell’aria a 0°C è di 331m/s, mentre se l’aria è a 22°C è pari a 344m/s.
  • La velocità del suono diminuisce passando da un mezzo solido ad uno gassoso.

I due assunti possono essere facilmente dimostrati nella tabella sottostante, in cui vengono riportate le diverse velocità che il suono assume in relazione al mezzo e alla sua temperatura.

Velocità del suono in diversi mezzi a 25 ºC
Stato Sostanza Velocità in m/s
Solidi Alluminio 6420 6420
Nickel 6040
Acciaio 5960
Ferro 5950
Ottone 4700
Vetro (Selce) 3980
Liquidi Acqua (Mare) 1530
Acqua (Distillata) 1498
Etanolo 1207
Metanolo 1103
Gas Idrogeno 1284
Elio 965
Aria 346
Ossigeno 316
Diossido di zolfo 213

Il boom sonico

Quando la velocità di un qualsiasi oggetto supera la velocità del suono si dice che questo stia viaggiando ad una velocità supersonica. Cosa significa esattamente?

Oggetti come i proiettili e gli aerei a reazione viaggiano spesso a velocità supersoniche; quando una sorgente si muove con una velocità superiore a quella del suono da essa generato, produce delle onde d’urto nell’aria che trasportano una grande quantità di energia. La variazione della pressione dell’aria associata a questo tipo di onde d’urto produce un suono molto forte e rumoroso chiamato “boom sonico”. Questa energia è talmente forte che, per esempio, quella generata da un aereo supersonico ha potenza sufficiente per frantumare il vetro e persino danneggiare gli edifici.

Riassumendo

  • Il suono viene prodotto da oggetti che vibrano.
  • Il suono viaggia longitudinalmente attraverso un mezzo fisico.
  • Il suono si diffonde grazie alla presenza di compressioni e rifrazioni nel mezzo.
  • La propagazione del suono consiste nella trasmissione di energia acustica da una particella all’altra (non si tratta, infatti, di uno spostamento di particelle, ma di una trasmissione di energia dall’una all’altra).
  • Il suono non può viaggiare nel vuoto.
  • La velocità del suono dipende in primo luogo dalla natura e dalla temperatura e dello stato del mezzo attraverso il quale si propaga.
Davide Broccardo

Caratteristiche del Suono: Quali sono?

Due delle principali caratteristiche del suono sono la tonalità e il volume.

Per comprendere al meglio cosa siano tonalità e volume, però, è necessario prima analizzare le caratteristiche delle onde sonore. Il suono, infatti, viaggia sotto forma di onde che si distinguono sostanzialmente per tre qualità: frequenza, durata e ampiezza (o intensità).

Frequenza

Con frequenza si intende il numero di oscillazioni effettuate da un’onda in un determinato periodo di tempo. Nel Sistema Internazionale viene misurata in Hertz, in onore del fisico tedesco Heinrich R. Hertz che ha scoperto questa particolare caratteristica. In particolare, viene preso come riferimento il numero di oscillazioni effettuate da un oggetto in un secondo. L’essere umano riesce ad udire suoni con frequenze comprese tra i 20 Hz ed i 20.000 Hz. I suoni con frequenze più basse della soglia minima vengono definiti infrasuoni, mentre quelli superiori alla soglia massima, ultrasuoni (udibili per esempio da alcuni animali).

Ampiezza (o intensità)

L’ampiezza dell’oscillazione è la caratteristica delle onde sonore che ne determina l’intensità. Il suono, quando si propaga attraverso un mezzo, trasmette anche una certa quantità di energia. Ogni fonte acustica, quindi, emettendo un’onda genera un determinato livello di potenza, che permette di quantificare la stessa intensità del suono. La formula con cui si può individuare tale valore è la seguente: I=P/S, dove l’intensità del suono I è uguale al rapporto tra P, la potenza acustica, ed S, la superficie su cui si propaga l’onda acustica. Il nostro orecchio riesce a percepire solo un determinato intervallo di intensità. Qualora si superasse l’intensità massima supportata dal nostro sistema uditivo, si potrebbero verificare dei danni permanenti agli organi presenti all’interno del nostro orecchio. Come vedremo nei paragrafi successivi, esiste tuttavia un’altra unità di misura riconosciuta che permette di misurare l’ampiezza di un suono: il decibel.

Durata

Quando un’onda acustica torna allo stesso livello di partenza si dice che ha compiuto un’oscillazione completa. Il tempo che essa ha impiegato per effettuare tale oscillazione viene per l’appunto definito durata. Questa caratteristica delle onde sonore viene misurata in secondi.

Frequenza e tonalità

Le onde sonore sono prodotte a causa dell’oscillazione in avanti e all’indietro delle particelle di un mezzo. Secondo la relazione dimostrata precedentemente, un oggetto che oscilla 80 volte al secondo possiede una frequenza di 80 Hz. La frequenza è considerata una caratteristica importante di un’onda sonora perché diverse frequenze vengono da noi percepite in modo dissimile. Un semplice esempio riguarda la differenza tra la voce acuta di un bambino e la voce profonda di un uomo. L’acutezza del suono prodotto è determinata dalla frequenza propria del corpo vibrante. Maggiore è la frequenza del corpo vibrante, maggiore sarà il suo tono. Un suono acuto viene percepito dalle nostre orecchie come penetrante e stridente, mentre un suono basso profondo e cavo.

Ampiezza e volume

L’ampiezza delle vibrazioni prodotte da una fonte acustica determina il livello del volume del suono da essa generato. Più l’ampiezza è alta, quindi, più alto sarà il volume del suono generato.

 

Le caratteristiche del suono

Volume

Come è stato appena affermato, la rumorosità di un suono dipende dall’ampiezza della vibrazione che produce quel suono. Maggiore è l’ampiezza della vibrazione, più forte è il suono prodotto da essa. Il volume di un suono dipende anche dalla quantità di aria che viene fatta vibrare. Il volume del suono è misurato in decibel (dB).

Ecco di seguito una tabella in cui sono contenuti alcuni livelli di volume espressi in dB e come vengono percepiti dal nostro udito.

Suono dB Percezione
Razzo al decollo 180-200 Danni istantanei all’udito
Motore di un aereo al decollo 140 Doloroso
Martello pneumatico 100 Molto fastidioso
Musica alta 90 Molto fastidioso
Traffico intenso 80 Fastidioso
Conversazione normale 60 Moderato
Bisbiglio 20 Tenue
Fruscio delle foglie 10 Molto tenue

Tonalità

Tra le caratteristiche del suono è presente anche la tonalità. Ecco le sue caratteristiche:

  • L’acutezza di un suono viene definita tono che, come abbiamo potuto vedere, è strettamente correlato alla frequenza. Più alta è la frequenza di un suono, più elevato sarà il suo tono. La voce femminile, per esempio, tende solitamente ad essere più alta di quella maschile e, quindi, di tonalità più elevata.
  • Più veloce è la vibrazione della fonte sonora, più alta sarà la sua frequenza e il suo tono.
  • Un tono elevato prevede un numero maggiore di compressioni e rifrazioni che transitano in un punto specifico in un determinato arco temporale.

Timbro

Una delle principali caratteristiche del suono è il timbro:

  • Il timbro rappresenta la qualità del suono stesso, ovvero ciò che ci permette di distinguere i suoni prodotti da fonti diverse.
  • Più il suono emesso ha un timbro piacevole, più elevata sarà la qualità di quel determinato suono.
  • Un suono di frequenza singola (chiamato suono puro) è definito tono.
  • Diversi strumenti, a seconda della loro forma e dimensione, producono un numero diverso di armonie e di volumi distinti. Di conseguenza, il suono prodotto da uno strumento può essere distinto da quello prodotto da altri.
Davide Broccardo

L’Inquinamento Acustico: cos’è e come si misura

Per definizione, l’inquinamento acustico è il suono indesiderato o eccessivo che può produrre effetti negativi sulla salute dell’uomo e sulla qualità dell’ambiente circostante. L’inquinamento acustico è spesso generato all’interno degli impianti industriali, ma viene anche prodotto da strade trafficate, ferrovie, aeroporti e attività edili.

Misurare e percepire il rumore

Le onde sonore sono vibrazioni di molecole di aria che vengono trasportate da una fonte che genera il suono all’orecchio. Il suono è tipicamente descritto in termini di volume (ampiezza) e altezza (frequenza) dell’onda. Il volume (chiamato anche livello di pressione sonora, o SPL, sound pressure level) viene misurato in unità logaritmiche chiamate decibel (dB). Il normale orecchio umano può rilevare suoni compresi tra 0 dB (soglia dell’udito) e circa 140 dB, con suoni tra 120 dB e 140 dB che causano dolore (soglia del dolore). L’SPL in un ambiente come una biblioteca è solitamente di circa 35 dB, quello in un bus o nella metro si avvicina agli 85 dB mentre quello dei cantieri rasenta i 105 dB alla fonte. Naturalmente, più distanza separa la fonte da chi la percepisce, più il livello di pressione sonora diminuisce. Il tasso di trasmissione dell’energia sonora, l’intensità del suono, è proporzionale al quadrato dell’SPL. Data la natura logaritmica della scala dei decibel, un aumento di 10 dB rappresenta un aumento di 10 volte dell’intensità del suono, un aumento di 20 dB rappresenta un aumento di 100 volte di intensità, un aumento di 30 dB rappresenta un aumento di 1.000 volte in intensità, e così via. Al contrario, quando l’intensità del suono raddoppia, l’SPL aumenta di soli 3 dB. Questo concetto può essere reso in modo più semplice attraverso un esempio. Se in un cantiere è in azione un martello pneumatico che produce un livello di rumore pari a 90 dB, quando un secondo martello, identico al primo, inizia a lavorare al suo fianco, il rumore complessivo sarà di 93 dB. All’opposto, se due fonti emettono due SPL diversi, il più basso verrà “oscurato” dal più elevato. La frequenza di un’onda acustica viene misurata in cicli al secondo (cps) anche se comunemente si usa un’altra unità di misura, gli Hertz (Hz). Il timpano umano è un organo molto sensibile con un range dinamico in grado di percepire frequenze dai 20 Hz ai 20.000 Hz. L’intervallo di frequenza nel quale solitamente si muove la voce umana è compreso tra i 250 e i 2500 Hz. Le misurazioni precise e le descrizioni scientifiche riguardanti i livelli acustici spesso differiscono dalla percezione soggettiva umana e dalle varie “opinioni” riguardanti il suono. Infatti, la risposta soggettiva umana al rumore dipende sia da dal tono che dal volume. Le persone con udito normale generalmente percepiscono i suoni ad alta frequenza più forti dei suoni a bassa frequenza della stessa ampiezza. Per questo motivo, i fonometri elettronici utilizzati per misurare i livelli di rumore tengono conto delle variazioni del volume percepito con l’altezza. I filtri di frequenza inseriti nei misuratori hanno proprio lo scopo di bilanciare il dato misurato con la sensibilità dell’orecchio umano e, di conseguenza, la relativa rumorosità dei vari suoni percepiti.

l'inquinamento acustico

L’Inquinamento acustico e i suoi effetti

Il rumore può essere molto più di un semplice fastidio. Quando vengono raggiunti determinati livelli e tempi di esposizione, infatti, il suono stesso può causare danni permanenti al timpano e alle varie cellule presenti all’interno del nostro orecchio. In casi estremi questo può condurre ad una parziale o totale perdita dell’udito permanente. Di solito, la perdita di udito non avviene per esposizioni prolungate al di sopra degli 80-85 dB, ma le persone che ripetutamente vengono esposte a più di 105 dB senza interruzioni molto probabilmente ad un certo punto noteranno una perdita di udito. Oltre all’effetto collaterale appena descritto, l’esposizione ad un livello di pressione sonora eccessivo può portare ad innalzamenti della pressione sanguigna e delle pulsazioni, causare irritabilità, ansia e fatica mentale, interferendo con le fasi del sonno e con la comunicazione. Controllare il più possibile l’inquinamento acustico è molto importante, sia sul posto di lavoro, sia nell’ambiente in cui si vive quotidianamente. Le ordinanze e le leggi emanate da enti locali, regionali e statali sono certamente un aiuto nella limitazione dell’inquinamento acustico. A livello italiano, la legge di riferimento per l’inquinamento acustico è la 447/95, che delega le varie istituzioni locali al controllo dei livelli del rumore. Successivamente, con la direttiva della Comunità Europea n°49 del 2002, vengono definiti i parametri per valutare in modo uniforme il livello di inquinamento. Questa direttiva è stata recepita dall’ordinamento italiano con il decreto legge 194/2005. Oltre alle leggi in vigore, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha affermato che il livello di rumore massimo deve essere di 65 dB per il giorno e di 55 dB per la notte e che il livello ottimale non dovrebbe oltrepassare i 45 dB. Anche il Codice Civile del nostro Paese menziona al suo interno l’inquinamento acustico, invitando i cittadini a contenere i rumori e di adoperarsi in prima persona al fine di ridurre il livello di pressione sonora, anche installando soluzioni fonoassorbenti o fonoisolanti.

Davide Broccardo

Fonoisolamento e fonoassorbimento: Qual è la differenza?

Quando si ricercano informazioni riguardanti fonoisolamento e fonoassorbimento, spesso ci si trova di fronte a molti tipi di prodotti o servizi proposti. Alcuni di questi, nella loro descrizione, contengono il termine “insonorizzante”, altri quello “fonoassorbente”. All’apparenza, queste due parole possono sembrare tra loro intercambiabili, in quanto di primo acchito si ritiene che la soluzione da loro offerta sia una soltanto: la riduzione del suono. Tuttavia, i prodotti isolanti ed assorbenti sono composti da materiali diversi e vengono usati in dissimili situazioni. Scegliere in modo affrettato quale di questi materiali è utile alla propria situazione, quindi, può rivelarsi un grosso errore ed un investimento sbagliato. Sebbene materiali fonoassorbenti e fonoisolanti vengano spesso usati congiuntamente al fine di creare una barriera per l’inquinamento acustico e per il suono, ognuno di loro offre soluzioni e benefici unici tali da renderli adatti ad essere impiegati anche separatamente.

fonoisolamento e fonoassorbimento

Fonoisolamento e fonoassorbimento: le differenze

Quando si ha bisogno di un materiale che riesca a ridurre il livello dell’eco e le onde sonore che viaggiano all’interno di un determinato spazio, i prodotti fonoassorbenti sono la soluzione perfetta. Al contrario, i prodotti che assorbono il suono non sono adatti nel caso in cui si voglia impedire al suono di entrare o uscire da uno spazio delimitato. I prodotti fonoassorbenti, quindi, non “interrompono” il viaggio del suono da uno spazio all’altro, bensì assorbono alcune frequenze allo scopo di migliorare le proprietà acustiche della stanza o dell’ambiente in cui vengono applicati. Materiali spugnosi o fibrosi sono eccellenti nel caso in cui si intenda assorbire il suono, in quanto permettono di ammorbidire le superfici di un determinato ambiente, attutendo la propagazione dei suoni per via aerea. Possibili soluzioni fonoassorbenti si possono individuare in appositi pannelli, da applicare sulle pareti o sui soffitti, ed in trappole acustiche, usate spesso nella sale di registrazione per trattare le basse frequenze.

I materiali fonoisolanti, al contrario, lavorano per ridurre la “quantità” di suono che si può udire dall’interno o dall’esterno di una stanza. Questi materiali, infatti, bloccano le onde acustiche prima che queste possano giungere all’orecchio. Se, per esempio, durante la notte si viene spesso disturbati da rumori provenienti dall’esterno, optare per una soluzione fonoisolante può risultare una scelta vincente per migliorare la propria situazione. I prodotti fonoisolanti vengono inseriti all’interno della parete e sono spesso composti da materiali pesanti e robusti, a differenza delle loro controparti porose e leggere che si occupano dell’assorbimento del suono. Uno di questi è la fibra di vetro, che è un ottimo ostacolo per il suono che tenta di uscire o entrare in una stanza. Questa forma di insonorizzazione, infatti, permette al rumore generato dentro un ambiente di rimanerne intrappolato all’interno, mentre il suono proveniente dall’ambiente esterno rimane fuori, non oltrepassando le pareti.

 

Fonoisolamento e fonoassorbimento: cosa hanno in comune?

Spesso materiali fonoassorbenti e fonoisolanti si complementano a vicenda e vengono impiegati congiuntamente al fine di ottimizzare l’acustica di un determinato ambiente. Sebbene siano utili in diverse occasioni e abbiano diverse finalità, entrambi contribuiscono a raggiungere uno scopo comune: aiutare ad ottenere il livello di rumore e di riverberazione desiderati.

Trovare il prodotto o la soluzione perfetta dipende unicamente dal problema che si deve fronteggiare. Se per esempio all’interno di una stanza sono presenti echi e riverberazioni indesiderati, allora la scelta corretta è quella di installare una soluzione fonoassorbente. Spazi come gli studi di registrazione, le palestre e le piscine noteranno un gran miglioramento da un punto di vista acustico in seguito all’installazione di tali materiali. Se, al contrario, nella propria casa si è spesso disturbati dal rumore generato da una strada trafficata o da una ferrovia, allora è più utile scegliere una soluzione fonoisolante: quando intende proprio di bloccare il suono al di fuori della propria abitazione, infatti, è necessario provvedere all’installazione di una barriera solida all’interno delle pareti.

Davide Broccardo

Rifrazione del Suono: Cos’è e Come si Verifica

Tra i fenomeni tipici delle onde sonore si può certamente annoverare la rifrazione del suono, in cui le onde si piegano o si espandono, a seconda dei cambiamenti di velocità dell’onda stessa. La rifrazione non è un fenomeno che riguarda soltanto l’acustica, ma lo si può individuare anche in altre occasioni. Un esempio riguarda le onde marine, che approcciano la costa in modo parallelo alla spiaggia. Un altro è fornito dal motivo per cui le lenti di vetro possono essere utilizzate per incanalare delle onde luminose deboli in un unico punto. In normali circostanze, il sole riscalda la Terra che, a sua volta, trasferisce calore all’atmosfera. Spesso il fenomeno della rifrazione del suono è dovuto alla presenza del gradiente della temperatura dell’atmosfera. L’aria si raffredda più si sale di quota, seguendo i valori determinati dal gradiente termico verticale. Il gradiente termico verticale è un tasso che indica la variazione della temperatura dell’aria in relazione alla quota. Le onde sonore si propagano più velocemente nell’aria calda, risultando quindi più rapide se vicine al terreno. Per analizzare questo fenomeno ci viene in aiuto il Principio di Huygens. Semplificando la definizione delineata dal fisico olandese, l’onda sonora generata da una sorgente si propaga in modo sferico. Ogni punto dei vari fronti d’onda che si susseguono diventa una sorgente secondaria che genera a sua volta altre onde che presentano le medesime caratteristiche dell’onda originaria (il fronte d’onda è l’insieme dei punti che vibrano all’unisono al passaggio di una determinata onda). Il Principio di Huygens può essere esplicato con un semplice esempio. A volte ci capita di vedere un fulmine scendere dal cielo ma non siamo in grado di sentire il suono del tuono che lo segue. Questo si verifica a causa della rifrazione del suono e del Principio di Huygens: le onde sonore del tuono si rifrangono pesantemente in direzione verticale, creando una “zona d’ombra” in cui il rumore non viene udito. Tipicamente, questo particolare fenomeno si può notare a una distanza di circa 22,5 chilometri dal punto di caduta di un fulmine che si è originato a 4000 metri d’altezza.

Il fenomeno della rifrazione del suono può essere controllato inserendo alcuni elementi all’interno di un determinato ambiente. Le sale da concerto o quelle con grande capienza di persone richiedono una progettazione acustica accurata tale da raggiungere il corretto livello di riverberazione e di propagazione delle onde. In questi vasti ambienti, infatti, può sembrare apparentemente difficoltoso rendere nitido e comprensibile qualsiasi suono non amplificato prodotto da strumenti musicali o voci. La soluzione è data dagli specchi e dai deflettori, dei pannelli di legno di diverse forme che possiedono superfici lisce o ruvide, a seconda delle necessità. Questi elementi sono disposti in modo tale da direzionare e diffondere le onde sonore per consentire a tutti gli ascoltatori di udire perfettamente ed uniformemente i suoni emessi dalla fonte, indipendentemente dalla posizione in cui si trovano all’interno della stanza. L’effetto contrario, invece, è dato dai pannelli fonoassorbenti che al posto di riflettere il suono, lo assorbono. Questi materiali porosi sono spesso usati nei cinema in cui è necessario ridurre la riverberazione e i suoni indesiderati presenti data la potenza dei diffusori acustici al loro interno. Al fine di ottimizzare la rifrazione sonora, vengono usati soprattutto nei teatri degli specchi acustici curvi che, grazie al loro effetto-lente, propagano le onde acustiche in direzione del pubblico. Queste lenti acustiche sono costituite da vari strati di materiali sagomati; ciascuno di essi è responsabile della modifica sonora in relazione alla velocità di propagazione dell’onda, come avviene all’incirca per le rispettive lenti ottiche, in cui la lavorazione della lente determina la loro gradazione. Le lenti acustiche sono molto utilizzate per captare i segnali acustici all’interno dei sonar data la loro proprietà peculiare di amplificare e indirizzare il segnale. Un ulteriore impiego di questi utili dispositivi avviene all’interno del settore medicale, per esempio negli ultrasuoni per le ecografie.

rifrazione del suono

Il fenomeno della rifrazione del suono, però, si può notare anche in svariate circostanze della nostra quotidianità. Per esempio, durante la notte o nel corso di giornate in cui il cielo risulta piuttosto coperto avviene un’inversione di temperatura. L’aria, infatti, risulta essere più calda più ci si eleva. In questo caso, la rifrazione del suono avviene nella direzione del suolo. Il fenomeno dell’inversione temperatura è la ragione per cui di notte le onde sonore possono essere udite più chiaramente da distanze maggiori. L’effetto è addirittura migliore se il suono viene propagato sull’acqua, consentendo ad esso di essere udibile in modo estremamente chiaro a grandi distanze.

La rifrazione del suono è un fenomeno maggiormente presente anche durante i giorni ventosi. Il vento, muovendosi più velocemente ad altezze maggiori, provoca un cambiamento nella velocità effettiva del suono in relazione alla distanza dal suolo. Un ulteriore esempio di rifrazione del suono è dato dagli oceani. In normali circostanze, la temperatura degli oceani diminuisce all’aumentare della profondità. Questo risulta nella rifrazione verso il basso dell’onda sonora generata sott’acqua (esattamente l’opposto del fenomeno descritto precedentemente quando ci si riferiva alla “zona d’ombra” creata dalla rifrazione verticale dell’onda sonora creata dal tuono). Secondo i biologi marini il fenomeno della rifrazione del suono negli oceani aumenta la propagazione delle onde sonore prodotte dai mammiferi marini come le balene e i delfini, aiutandoli a comunicare tra loro a distanze elevate.

 

Davide Broccardo

Riflessione del suono e Trasmissione del Suono: Cosa Sono?

Le onde sonore partono da un mezzo e giungono ad un altro, come un’onda sospesa nell’aria in una stanza che raggiunge un muro di mattoni. Questa onda subirà determinate conseguenze: una parte di essa tenterà di passare attraverso il mezzo, nel nostro caso il muro, mentre la restante si rifletterà su di esso, tornando indietro. La riflessione del suono si può individuare nella porzione di energia che rimane contenuta all’interno della stanza. La trasmissione del suono, invece, è caratteristica di quella porzione di energia che, al contrario, è in grado di passare attraverso il muro. In entrambi i casi, l’onda sonora viene trasferita come energia da molecola a molecola. Il mezzo, quindi, è una qualsiasi forma di materia composta da molecole. Per esempio, può essere l’aria che respiriamo, l’acqua, il pavimento di cemento o le assi di legno presenti all’interno di una stanza. Le onde sonore sono proprio energia che viene trasmessa tra le molecole, che captano la vibrazione creata da una fonte sonora e la trasmettono immediatamente a quelle a loro adiacenti. Dato che le molecole compongono tutta la materia intorno a noi, possiamo comprendere come il suono venga trasmesso attraverso ciascun elemento e non soltanto per via aerea.

 

Eco e Riverberazione

La riflessione del suono si verifica in due modi: come riverbero o come eco. La riflessione del suono viene misurata calcolando l’intervallo di tempo da quando la fonte originaria interrompe l’emissione del suono a quando quest’ultimo viene percepito nuovamente in seguito alla sua riflessione. Questo intervallo di tempo è definito eco o riverberazione, in base ad alcune differenze. Se il gap è maggiore di un decimo secondo allora si fa riferimento all’eco, altrimenti, se è minore, alla riverberazione. Il nostro orecchio non riesce a distinguere distintamente i segnali sonori distanziati tra loro da meno di un decimo di secondo. Pertanto, possiamo udire due segnali sonori differenti in caso di eco, mentre la riverberazione ci appare come un unico suono prolungato. Questo concetto può essere semplificato con un esempio. Quando ci troviamo in alta montagna e urliamo il nostro nome dobbiamo attendere qualche momento da quanto abbiamo terminato di far uscire la nostra voce prima di sentirla tornare indietro. Siamo quindi in grado di percepire due suoni ben distinti. Se, al contrario, ci troviamo in una stanza spoglia e parliamo sentiamo un suono continuo anche se la nostra voce sembra distorta e “prolungata”. Nel primo caso abbiamo sperimentato l’eco, nel secondo la riverberazione.  

riflessione del suono - trasmissione del suono

Angolo di riflessione e Angolo di incidenza

Le onde sonore si riflettono sulle superfici piatte di una stanza in modo tale che l’angolo con cui giungono sulla superficie sarà uguale all’angolo con cui si riflettono sulla superficie. In una stanza quadrata o rettangolare con tre serie di superfici parallele, si generano onde stazionarie che ripetono i medesimi percorsi mentre viaggiano per tutta la stanza. Questo dà vita ad un’acustica poco bilanciata e crea all’interno della stanza dei punti “morti” in cui le onde sonore non si propagano. Al contrario, in una stanza dove sono presenti superfici non parallele, le onde sonore sono riflesse ogni volta diversamente, rendendo la stanza acusticamente bilanciata.

Ricapitolando, la riflessione del suono è la parte originaria dell’onda sonora che rimane racchiusa in una stanza dopo essersi riflessa sulle pareti. Se riflessione del suono e onda originaria sono separate da un tempo minore di un decimo di secondo, l’orecchio umano percepirà la prima e la seconda come un unico segnale prolungato. Questo fenomeno assume il nome di riverberazione. Quindi, tanto più lungo è il Tempo di Riverberazione, tanto più sarà il rumore di sottofondo che verrà generato e percepito nella stanza. Se non viene trattato, questo rumore causerà interferenze con gli altri suoni prodotti all’interno del locale. La riflessione del suono, di conseguenza, varia e dipende strettamente dalla frequenza del suono prodotto dalla fonte, dalla tipologia di superficie nella stanza e dalla configurazione delle pareti.

 

Trasmissione del suono vs Riflessione del Suono

Nei paragrafi precedenti abbiamo visto che quando un’onda sonora viaggia attraverso una stanza ed entra in contatto con i muri viene prodotta un’onda riflessa che, a sua volta, reintroduce una porzione dell’onda originaria all’interno della stanza stessa. La rimanente porzione dell’onda iniziale tenta di passare attraverso i muri e, in ultima, di raggiungere la stanza adiacente. Il percorso compiuto da questa parte di energia acustica “residua” viene definito trasmissione del suono. Il passaggio dell’onda sonora da una stanza all’altra si verifica a causa del fenomeno delle molecole a cui precedentemente abbiamo fatto riferimento. Due stanze adiacenti, infatti, hanno in comune una parete. Ciascun punto di contatto tra due stanze, quindi, essendo composto da molecole, permetterà la trasmissione dell’energia sonora da una stanza all’altra. Va però tenuto in considerazione che gli elementi presenti all’interno di un muro comune fanno rimbalzare le onde sonore avanti e indietro prima di trasmetterlo definitivamente all’altro lato. Tutti i sistemi di assemblaggio a parete, quindi, hanno un valore corrispondente che aiuta a misurare la loro capacità di “interferire” con la trasmissione del suono. Questo valore è chiamato Coefficiente di trasmissione del suono.

In conclusione, le onde sonore non sono come le loro corrispondenti marine che si infrangono su una superficie comune. La riflessione del suono ci permette di comprendere come una porzione dell’onda sonora emessa da una fonte rimanga all’interno di una stanza. Grazie alla trasmissione del suono, invece, possiamo capire come una parte di suono possa passare da una stanza all’altra a causa del trasferimento di energia tra le molecole. Poiché il suono viaggia attraverso le vibrazioni di queste cellule, tutti i punti di contatto comuni tra due stanze diventano conduttori per il rumore.

diego

Camera anecoica: cos’è e a cosa serve

La camera anecoica è un laboratorio di ricerca, che viene utilizzato per compiere test o sperimentazioni in quanto ambiente progettato per essere privo di eco. Anecoica infatti, in greco antico, significa proprio questo: senza eco.

Queste camere vengono utilizzate nei casi in cui è necessario ricreare la situazione di uno spazio aperto potenzialmente infinito, per testare come si comporta un determinato strumento, macchinario o dispositivo nella condizione di silenzio assoluto o per effettuare misurazioni molto precise senza la presenza di rumori che possano disturbare il test.

Questo ambiente è talmente silenzioso da provocare forte fastidio e sensazione di disagio (si dice infatti che, a causa del silenzio pressante, si riesca a sentire senza sforzo il rumore del proprio cuore che batte o dell’aria che entra ed esce dai polmoni), viene anche definita il luogo più silenzioso al mondo.
Per questa ragione la camera anecoica è conosciuta dai più come “la stanza che fa impazzire”, il nostro orecchio infatti, abituato a mantenere l’equilibrio e ad orientarsi anche grazie all’eco, si troverà senza punti di riferimento in un luogo come questo.

Cos’è la camera anecoica e a cosa serve

La camera anecoica è una stanza priva di eco. Per crearla è camera anecoica utilizzo-foto1necessario il rivestimento di pareti, soffitto e pavimento con dei materiali fortemente fonoassorbenti in modo che il suono venga assorbito e non venga invece riflesso dalle superfici, provocando un fastidioso eco.

Per creare dei pannelli fonoassorbenti tali da non riflettere alcun tipo di suono, la loro forma deve essere progettata e costruita in maniera particolare, i pannelli sono infatti modellati secondo specifiche forme appuntite (dette cuneiformi), molto sporgenti, poste una vicina all’altra. Questa forma è stata studiata per aumentare il più possibile la superficie assorbente del pannello, che sarà molto più efficace di uno con forma piatta (e quindi con superficie minore).
Quando nella stanza si verifica un evento sonoro, questi pannelli assimilano perciò al loro interno il rumore, e quello che non riescono ad assorbire viene riflesso ai pannelli vicini, assicurando il completo fonoassorbimento. È anche necessario fare attenzione alla progettazione delle porte d’ingresso alla stanza e del sistema di aerazione, per evitare che avvenga una dispersione del suono.
Questi pannelli sono solitamente fatti di lana di vetro, un materiale particolarmente fonoassorbente, che permette la dissipazione del suono; talvolta queste “spugne” vengono anche trattate con un composto di ferro e carbonio, miscela che aiuta con il fonoassorbimento.

La camera anecoica perciò assorbe qualsiasi tipo di suono, di riverbero o di onda elettromagnetica (nel caso di camere elettromagneticamente anecoiche), inoltre queste stanze sono solitamente isolate anche nei confronti dei suoni provenienti dall’esterno.

Le camere anecoiche sono state ideate attorno agli anni ’40 e inizialmente venivano utilizzate solamente per effettuare test acustici al fine di testare alcuni strumenti, cosa che viene fatta ancora oggi. La camera anecoica viene però attualmente utilizzata anche per altre attività: per effettuare misurazioni di vario tipo in ambienti privi di distrazioni sonore e per attività di certificazione industriale (per testare ad esempio l’intensità del rumore di un determinato macchinario o la quantità di onde elettromagnetiche emesse da un dispositivo).

Tipologie di camera anecoica

Le camere anecoiche possono essere delle dimensioni di una piccola stanza, ma anche molto più grandi, fino a raggiungere quelle di un hangar; in base alla loro funzione ne esistono poi di diverse tipologie:

  • Camera completamente anecoica: rivestita interamente con pannelli fonoassorbenti (pareti, soffitto, pavimento);
  • Camera semi-anecoica: quando non è completamente schermata, per esempio il pavimento potrebbe non essere rivestito con un materiale fonoassorbente ma, invece, con uno riflettente;
  • Camera ad acustica controllata: la più semplice e meno insonorizzata, è utilizzata negli studi di registrazione per poter registrare senza la presenza di riverbero, soprattutto per quanto riguarda la voce e gli strumenti a corde (i più soggetti all’eco), per ottenere un suono molto pulito;
  • Camera elettromagneticamente anecoica: esiste anche una camera anecoica in grado di assorbire onde elettromagnetiche, questa stanza sarà ricoperta con materiale differente (materiale che assorbe le radiazioni) modellato in forma piramidale. Viene utilizzata soprattutto per testare dispositivi come antenne e radar, e per misurare le interferenze elettromagnetiche tra dispositivi (per fare dei test della compatibilità elettromagnetica dei dispositivi, in modo che possano rientrare negli standard stabiliti per legge).

 

La nostra azienda è specializzata nella progettazione e nella realizzazione di camere anecoiche e semi-anecoiche.

diego

Misura del suono: cos’è il suono e come si misura

Il suono è una componente che è costantemente presente nella nostra vita, talvolta anche sotto forma di rumore. La misura del suono è un’azione che si compie per svariate ragioni, data la nostra esposizione costante a suoni e rumori è infatti necessario tenere controllata la misura dei decibel ai quali siamo perennemente sottoposti, per controllare che siano contenuti all’interno dei limiti di legge e delle raccomandazioni fatte dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità).
Il suono è costituito da diverse grandezze misurabili, e per la sua misurazione vengono impiegati vari strumenti, tra cui il più utilizzato è il fonometro.

Cos’è il suono e perché si misura?

Il suono viene tecnicamente definito come la vibrazione datamisura del suono-foto1 da un corpo in oscillazione; grazie poi alla sua propagazione nell’aria arriva a raggiungere l’udito delle persone e ne fa vibrare il timpano, presente nell’orecchio, che renderà il suono udibile.
Il suono è costantemente presente nelle nostre vite, può provenire da dispositivi, individui, ambiente, tutte fonti molto differenti tra loro, ed è perciò molto vario nella sua intensità, ampiezza, frequenza e pressione.
I suoni possono essere molto piacevoli, ma anche davvero fastidiosi, fino ad arrivare ad essere dannosi per l’udito umano e per l’ambiente.

Perché si rivela necessaria la misura del suono? Il suono viene misurato per numerose ragioni, conoscere infatti la sua intensità permette di prendere provvedimenti e precauzioni necessarie a una vita qualitativamente migliore. Ma le misurazioni servono anche per migliorare un prodotto (come ad esempio un pannello fonoassorbente, uno strumento musicale o una cassa).
Le misurazioni del suono vengono fatte spesso in luoghi molto rumorosi come, ad esempio, fabbriche che utilizzano macchinari che emettono forti rumori, aeroporti, autostrade, locali, ma possono essere anche effettuati nelle abitazioni per risolvere problemi acustici.
Per legge sono poi stabiliti dei limiti entro quali alcuni ambienti devono mantenere un certo volume sonoro, nello specifico si fa una particolare attenzione alle ferrovie, alle autostrade, al rumore aereo, ai rumori industriali, ai rumori delle costruzioni, allo sport. I valori stabiliti per legge sono inoltre diversi se si tratta di orari diurni o notturni, e per casi isolati può essere concesso un supplemento di decibel entro cui fissare un nuovo livello temporaneo (limitato ad esempio ad una sola serata).

Misura del suono: con quali strumenti si effettua?

Il suono è costituito da molte diverse componenti e la misura di ognuna di queste porterà a diversi risultati:

  • Frequenza: si misura in hertz (Hz) e si tratta del numero di vibrazioni che si verificano in un secondo;
  • Intensità: permette di fare una distinzione tra suoni deboli e forti, l’intensità viene misurata in decibel (dB);
  • Periodo: tempo necessario per compiere una vibrazione completa;
  • Velocità di propagazione: la velocità con cui un suono si propaga in un certo ambiente;
  • Lunghezza d’onda: la distanza che compie il suono in un determinato periodo di tempo;
  • Ampiezza d’onda: si collega all’intensità del suono che avvertiamo;
  • Altezza: quanto un suono è acuto o grave;
  • Timbro: dipende da che tipo di strumento viene emesso.

L’unità di misura più utilizzata per la misurazione del suono è il decibel; i danni per l’udito iniziano a 90 dB se l’esposizione è molto prolungata nel tempo, mentre dopo i 120 dB circa si inizierà a sentire dolore.
La misura del suono viene effettuata principalmente tramite il fonometro. Questo strumento è capace di calcolare l’ampiezza del suono e il livello di pressione sonora; ciascuno di questi dispositivi è composto da un microfono per la rilevazione del suono, da un dispositivo di trattamento dei dati e da un display dove è possibile visualizzare i risultati ottenuti dall’analisi.
Il suono viene quindi convertito, grazie al microfono, in un segnale elettrico, che sarà leggibile dal dispositivo e verrà mostrata in dB. Il suono varia molto spesso, per questa ragione il fonometro deve essere molto preciso, per riuscire a registrare tutte le fluttuazioni sonore. Ovviamente, visto che molte misurazioni non avvengono solamente in camere anecoiche ma anche all’aria aperta o in luoghi non insonorizzati, non sempre sarà facile circoscrivere il suono che vogliamo misurare (in ambienti chiusi è infatti sempre presente il riverbero, mentre all’esterno sono presenti i rumori di fondo e il vento).
È necessario ricalibrare il fonometro prima e dopo ogni misurazione, quest’azione si può effettuare grazie ad uno strumento chiamato pistonofono che, grazie al suo livello di pressione sonora, permette di regolare lo strumento.
Altri strumenti per la misura del suono sono i dosimetri, dei dispositivi portatili che servono alla misurazione della quantità di rumore giornaliero a cui una persona è sottoposta.

Davide Broccardo

Tempo di Riverberazione: cos’è e come si misura

Sebbene l’architettura acustica sia parte integrante del design delle strutture da almeno 2000 anni, è solo all’inizio del ventesimo secolo che il concetto di tempo di riverberazione viene posto su basi scientifiche da Wallace Sabine. Sabine fece notare come sia proprio il tempo di riverberazione l’aspetto più importante nello stabilire l’idoneità acustica di una stanza, qualsiasi sia il suo utilizzo futuro. Sabine, quindi, ha provveduto a fornire delle basi scientifiche per cui poterlo prevedere e calcolare.

Quando una fonte crea un’onda sonora in una stanza o in un ambiente generico, le persone lì presenti non udiranno soltanto l’onda che si propaga direttamente dalla fonte, ma anche le molteplici riflessioni dell’onda stessa che “rimbalza” sui muri, sul pavimento, sul soffitto e sugli elementi circostanti. Questi fattori compongono l’onda riflessa o il suono riverberato. Dopo che la sorgente si è interrotta, quest’ultimo può essere udito per un lasso di tempo mentre si fa sempre più morbido. Il tempo richiesto, dopo la cessazione della sorgente sonora, perché l’intensità assoluta scenda di un fattore pari a 10o, equivalentemente, il tempo in cui il livello di intensità scenderà di 60dB, viene definito come il tempo di riverberazione (a volte ci si riferisce a questo come T60). Sabine è riuscito a dimostrare che questo tempo è correlato al volume della stanza o dello spazio di riferimento e all’abilità di pareti, pavimento, soffitto ed elementi nell’ambiente di assorbire il suono. Servendosi di questi assunti, Sabine ha sviluppato una relazione matematica che permette di calcolare il tempo di riverberazione.

La formula è la seguente:

T60 = 0.16 • V/A

In cui V è il volume della stanza espresso in metri cubi, A la sommatoria dei coefficienti di assorbimento delle singole superfici presenti nell’ambiente e l’area delle superfici stesse (in metri quadri). Il tutto nell’ipotesi di campo perfettamente diffuso (campo in cui in ogni punto è uguale la densità di energia e sono equiprobabili tutte le direzioni in cui il suono si può propagare).

Ciononostante, spesso capita di incontrare difficoltà nella misurazione accurata del T60 o, soprattutto in ambienti vasti e voluminosi, diventa particolarmente complicato generare un livello di suono che sia sufficientemente consistente e stabile tale da permetterne una corretta misurazione. Per risolvere questa problematica, si misurano i più comuni T20 e T30, moltiplicando questi rispettivamente per tre e per due al fine di ottenere il livello T60. I livelli T20 e T30 sono definiti tempi di riverberazione ritardati, in quanto corrispondono alla parte finale della curva e sono misurati per un periodo breve dopo l’interruzione della propagazione del suono proveniente dalla fonte. Il T20 viene misurato con un decadimento di 20dB e il T30 con uno di 30dB. Entrambe le misurazioni, però, hanno inizio solo quando il suono è diminuito di 5dB.

Sia il design, sia l’analisi dell’acustica di uno spazio iniziano con questa equazione. Servendosi di quest’ultima e dei coefficienti di assorbimento dei materiali con i quali saranno costruite le pareti si può approssimare come tale spazio funzionerà acusticamente. I materiali assorbenti e riflettenti (o una combinazione tra i due) possono essere usati per modificare il tempo di riverberazione e la sua dipendenza dalla frequenza, ottenendo così le caratteristiche più desiderabili per ogni necessità in particolare. A ciascun materiale che viene colpito dalle onde sonore corrisponde un coefficiente di assorbimento rappresentativo, che mostra la frazione dell’onda, in funzione della frequenza, che viene assorbita nel momento in cui l’onda raggiunge la superficie. L’assorbimento da tutte le superfici della stanza viene sommato per ottenere l’assorbimento totale (A).

Perchè misurare il tempo di riverberazione è importante?

tempo di riverberazione foto1Sebbene non ci sia un valore esatto ed univoco del tempo di riverberazione, esiste un range di valori ritenuto appropriato per ciascuna applicazione o per ciascuno spazio. Questi valori cambiano in funzione alla grandezza dell’ambiente. Per esempio, la necessità di chiarezza nella comprensione della parola impone che le stanze utilizzate per la conversazione, come le sale conferenza, debbano avere un tempo di riverbero ragionevolmente breve. D’altra parte, il suono completo auspicabile nell’esecuzione della musica dell’epoca romantica, come le opere di Wagner o le sinfonie di Mahler, richiede un lungo tempo di riverberazione. Inoltre, ottenere una chiarezza adatta per i passaggi leggeri e rapidi di Bach o Mozart richiede un valore intermedio del tempo di riverbero. Infine, per riprodurre le registrazioni su un sistema audio, il tempo di riverbero dovrebbe essere breve, in modo da non creare confusione con il tempo di riverbero della musica nella sala in cui è stato registrato.

In generale, le stanze con un tempo di riverberazione inferiore ai 0.3 secondi vengono definite acusticamente “morte”, mentre quelle con un T60 superiore ai 2 secondi sono chiamate ecoiche. L’importanza del tempo di riverbero di una stanza, quindi, è fondamentale. Correggere un ambiente o una stanza da un punto di vista acustico permette di ottimizzare la propagazione del suono e, quindi, di permettere alle persone che vi sono all’interno di comprendere e di udire meglio la fonte da cui parte l’onda sonora. Marvinacustica propone svariate soluzioni fonoassorbenti e acustiche per ridurre il riverbero e assorbire e limitare la propagazione delle onde sonore all’interno degli ambienti.

 

Davide Broccardo

Trattamento Acustico per le Sale di Registrazione

Molti importanti studi di registrazione si sono affermati nel tempo grazie alla qualità del suono che sono riusciti a raggiungere. Sebbene i tecnici di registrazione e gli strumenti abbiano un ruolo notevole, c’è un fattore che supera gli altri due per importanza: il trattamento acustico.

Una delle ragioni per cui gli studi di registrazione hanno raggiunto livelli acustici elevati è grazie alla valutazione e alla gestione dei punti di forza e delle debolezze dello spazio, implementando alcuni trattamenti acustici.

Mentre la registrazione domestica continua a prosperare e gli studi di piccole dimensioni diventano sempre più comuni, cosa devono fare oggi coloro che stanno costruendo o aggiornando i loro studi per assicurarsi di ottenere il massimo dal loro ambiente?

 

Perchè è importante il trattamento acustico?

Nella maggior parte dei casi, l’intento principale di una sessione di registrazione è quello di catturare le performance sonore nel modo più accurato possibile. Effetti acustici sgraditi possono produrre sforzi eccessivi per creare le sonorità ideali. Allo stesso modo, un tecnico di registrazione viene messo subito in difficoltà se l’audio richiede un lavoro aggiuntivo per compensare i problemi acustici e il rumore ambientale presente all’interno della sala. Ogni superficie presente all’interno di quest’ultima, infatti, influenza il movimento delle onde sonore. A causa della loro grandezza e dei materiali usati per la loro costruzione, molti spazi non trattati acusticamente causeranno riverberazioni indesiderate, flutter, frequenze inadeguate, onde stazionarie e problemi di modulazione.

Con un trattamento acustico efficiente, invece, la qualità delle registrazioni e dei mix non sarà solo migliorata, ma si potrà anche controllare e gestire la forma acustica della stanza per diversi tipi di performance.

Questi sono i motivi principali per cui il trattamento acustico in uno studio di registrazione è così vitale. Per esempio, installare della schiuma poliuretanica aumenta la quantità di suono assorbita, riducendo le riverberazioni create dalle superfici dure e incrementando di conseguenza il livello complessivo del suono. Questo tipo di trattamento acustico, tuttavia, non è adatto a qualsiasi stanza o ambiente.

trattamento acustico marvinacustica

Insonorizzazione e trattamento acustico: la differenza?

Inizialmente può risultare semplice confondere questi due termini. Entrambi sono molto importanti e hanno un ruolo diversi nel design di uno studio di registrazione. Quando si vuole insonorizzare una stanza, l’intenzione è quella di isolarla dai suoni provenienti dall’esterno. Spesso i materiali richiesti per l’insonorizzazione vengono installati durante la fase di costruzione delle pareti della stanza, con lo scopo di impedire al suono di uscire e di entrare. In questo caso, quindi, si isola acusticamente la stanza e non si controlla, invece, la propagazione delle onde acustiche al suo interno.

Sebbene il trattamento acustico non contribuisca ad isolare un determinato spazio dall’ambiente esterno, permette di manipolare l’acustica minimizzando l’eco e le inconsistenze, migliorando quindi la qualità complessiva del suono. Infatti, una traccia musicale ha una qualità migliore se viene registrata in uno spazio ottimizzato invece di essere suonata con strumenti professionali in un ambiente non trattato.

 

Alcune tipologie di trattamento acustico proposte da MarvinAcustica

Sound corner trap – Trappole Acustiche

Vengono posizionate agli angoli dell’ambiente e servono ad assorbire le basse frequenze. Solitamente sono utilizzati due tipi di trappole acustiche: quelle porose e quelle risonanti. Le prime sono composte da schiuma o fibra di vetro e servono per assorbire efficacemente le medie e basse frequenze. Le seconde, invece, vengono poste vicino alle pareti per assorbire alcune specifiche basse frequenze.

 

Soundsorba – Pannelli fonoassorbenti

Wallsorba

Sono simili alle sound corner trap, ma possiedono uno spessore inferiore che li rende meno efficaci per le frequenze più basse. Spesso vengono posti direttamente sulle pareti per evitare la formazione di echi indesiderati. Sono composti da lana minerale ignifuga.

Cloudsorba

Questa tipologia di pannelli fonoassorbenti viene sospesa orizzontalmente sul soffitto con lo scopo di minimizzare le le riverberazioni naturali delle sale, specialmente quelle dotate di un soffitto alto.

Schiuma Poliuretanica

La schiuma poliuretanica è stata ideata per ridurre le onde sonore trasportate dall’aria, aumentando la resistenza di quest’ultima. In pratica, convertono l’energia dispersa in calore. A seconda dei requisiti di ogni specifica stanza, la schiuma viene tagliata in diverse forme e posizionata strategicamente sulle pareti e sul soffitto al fine di massimizzare l’assorbimento e controllare il più possibile il riverbero acustico.

La formula di Sabine è molto utile per determinare il grado di trattamento acustico necessario e per studiare il posizionamento migliore degli elementi fonoassorbenti all’interno della stanza. Va sempre tenuto in considerazione che essere in possesso di strumenti professionali non assicura un livello di registrazione ottimale se l’ambiente non è stato trattato acusticamente.

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